Guida all'uso. Portanza interferita e cedimenti indotti sulla struttura esistente.
Figura 1 – Sistema di riferimento legato al confine.
Il modulo valuta l'interazione fra le fondazioni di due strutture adiacenti ma strutturalmente separate, con il confine su un solo lato: tipicamente un edificio di nuova costruzione affiancato a un fabbricato esistente. L'analisi si articola su due livelli.
| Livello | Contenuto |
|---|---|
| Portanza interferita stato limite ultimo |
Correzione della capacità portante dovuta al confinamento reciproco fra fondazioni ravvicinate. L'effetto è in genere favorevole: i cunei di rottura si ostacolano a vicenda e il terreno interposto lavora confinato. I fattori di efficienza si applicano al valore di portanza isolata che il progettista ha già ottenuto con il proprio programma. |
| Cedimenti indotti stato limite di esercizio |
Incremento di tensione verticale prodotto dal nuovo carico sotto le fondazioni esistenti, e conseguente cedimento aggiuntivo, differenziale e rotazione rigida verso il nuovo edificio. È il livello che nella pratica governa: il danno nasce quasi sempre di qui, non da una crisi di portanza. |
Il danno non dipende dal cedimento assoluto – un edificio che scendesse uniformemente di 15 mm non si fessurerebbe – ma dal differenziale lungo il fronte affacciato, per sua natura asimmetrico: massimo verso la nuova costruzione, quasi nullo sul lato opposto.
Esiste un solo meccanismo: fondazioni nuove poste a quota inferiore che ricadono entro il cono di influenza di quelle esistenti, sottraendo loro il confinamento laterale su un lato. La verifica è automatica ed è estesa a tutte le coppie a quote diverse, comprese quelle interne alla nuova costruzione: vani ascensore, locali tecnici, scantinati parziali.
Figura 2 – Quote di posa, distanza e cono di influenza.
Il perimetro dichiarato fa parte dello strumento. Conoscerlo prima di usarlo evita di attribuirgli risultati che non può dare.
Questo capitolo viene prima di quelli sull'inserimento dei dati perché le grandezze da inserire prendono significato da qui: sapere che cosa entra in qlim o nel calcolo del cedimento dice, meglio di qualsiasi descrizione del campo, perché un dato serva e quanto pesi. Serve inoltre a verificare un risultato a mano quando non torna, e a sapere che cosa si sta firmando.
Il terreno è assimilato a semispazio elastico omogeneo e isotropo ai soli fini della diffusione delle tensioni. L'incremento sotto lo spigolo di un rettangolo caricato uniformemente vale, secondo Boussinesq nella forma integrata di Steinbrenner:
Δσz = p · I(m, n) con m = B/z, n = L/z
I = 1/(4π) [ 2mn√(m²+n²+1)(m²+n²+2) / ((m²+n²+1+m²n²)(m²+n²+1)) + arctan( 2mn√(m²+n²+1) / (m²+n²+1−m²n²) ) ]
Per un punto qualunque il rettangolo si scompone in quattro rettangoli di spigolo, con somma algebrica dei contributi. Le distanze si prendono con segno: il prodotto dei segni realizza da solo la somma corretta sia per punti interni sia per punti esterni all'impronta, senza distinguere i casi.
Per i cedimenti si usa la pressione netta, depurata del carico litostatico rimosso dallo scavo:
Δp = p − σv(D)
dove σv(D) è la tensione totale alla quota di posa, ricavata dalla stratigrafia e non da un peso medio. Se Δp risulta negativo la fondazione è compensata e non si produce incremento.
In condizioni drenate, in tensioni efficaci:
qlim = c'd Nc sc dc ic + q' Nq sq dq iq + ½ γ' B' Nγ sγ dγ iγ
In condizioni non drenate, in tensioni totali:
qlim = (π + 2) cu,d sc dc ic + q
Governa la minore delle due. I fattori di capacità portante:
| Fattore | Espressione |
|---|---|
| Nq | eπ tanφ' tan²(45° + φ'/2) – Prandtl-Reissner |
| Nc | (Nq − 1) cotφ', con Nc = π + 2 per φ' = 0 |
| Nγ | 2,0 (Nq − 1) tanφ'
– EN 1997-1 Annesso D 1,5 (Nq − 1) tanφ' – Brinch Hansen 2,0 (Nq + 1) tanφ' – Vesic |
Su Nγ le formulazioni sono tre, e fra la più alta e la più bassa corre un terzo del valore. A φ' = 34°: 38,4 secondo l'Annesso D, 28,8 secondo Brinch Hansen, 41,1 secondo Vesic. È la prima cosa da guardare quando due calcoli di portanza non tornano.
Il predefinito è quello dell'Eurocodice, e non per preferenza: da lì vengono anche i fattori di forma e di inclinazione, e prendere da una fonte due gruppi di fattori su tre lasciando il terzo a un'altra significa presentare come «secondo l'Annesso D» un calcolo che l'Annesso D non farebbe. La scelta è confermata dall'esempio svolto ufficiale del rapporto JRC, che usa quella formula. Brinch Hansen resta la più cautelativa delle tre e rimane selezionabile.
L'Annesso D pone una condizione alla propria formula: vale per base scabra, δ ≥ φ'/2. È il caso di una fondazione gettata in opera contro terreno, cioè di una trave rovescia; per un elemento prefabbricato posato andrebbe verificata.
Fattori di forma secondo EN 1997-1 Annesso D, con B' ≤ L':
sq = 1 + (B'/L') sinφ' sγ = 1 − 0,3 (B'/L') sc = (sq Nq − 1)/(Nq − 1)
Fattori di profondità secondo Brinch Hansen, disattivati per impostazione predefinita perché l'Eurocodice 7 non li prevede e trascurarli è cautelativo.
Fattori di inclinazione secondo EN 1997-1 Annesso D, calcolati quando la componente orizzontale è fornita:
m = (2 + B'/L') / (1 + B'/L')
iq = [1 − H/(V + A' c'd cotφ'd)]m iγ = […]m+1 ic = iq − (1 − iq)/(Nc tanφ'd)
In condizioni non drenate: ic = ½ [1 + √(1 − H/(A' cu,d))], dove la radice impone H ≤ A' cu,d: oltre quel limite il problema non è più di capacità portante.
Le dimensioni impiegate sono quelle efficaci secondo Meyerhof, B' e L', quando l'utente le fornisce; in loro assenza si usano quelle reali. Il peso γ' del termine gravitazionale è quello competente allo spessore fra D e D+B', con la falda che vi dimezza quasi il valore.
L'interferenza fra fondazioni ravvicinate accresce la capacità portante per confinamento reciproco dei cunei di rottura, quindi trascurarla è sempre cautelativo. Il modulo adotta:
ξγ = 1 + 0,5 tanφ' (1 − s/3B) ξq = 1 + 0,25 tanφ' (1 − s/3B) ξc = 1
con annullamento oltre s/B = 3 e incremento limitato a 1,4. Non riproduce una fonte specifica: è un'interpolazione costruita per stare sotto ai valori di letteratura, e per questo il beneficio è disattivato in via predefinita. La pagina di validazione ne verifica il carattere di inviluppo inferiore.
drenate: Hd ≤ Vd tanδd non drenate: Hd ≤ A' cu,d
con δ = φ'd per fondazione gettata in opera e aderenza di base trascurata. Governa la minore.
s ≥ Δz cotθ
Condizione geometrica sul confinamento laterale, imposta a tutte le coppie a quote diverse. Con presidio dello scavo spinto almeno fino alla quota di posa più profonda, la condizione non viene applicata e il confinamento si considera affidato al presidio.
Formulazione edometrica linearizzata a tratti, integrata per sottostrati di spessore non superiore a 0,50 m:
w = Σi ( Δσric/Eur + Δσverg/Eed ) hi
Lo stato di partenza non è quello litostatico: il terreno sotto la struttura adiacente ha già consolidato sotto il carico di quella struttura, quindi
σ'0 = σ'v0 + Δσesist σ'p = max( OCR · σ'v0 , σ'0 )
Un edificio in opera da decenni ha preconsolidato il terreno che gli sta sotto, e questo sposta parte dell'incremento sul ramo di ricompressione. Trascurarlo sovrastimerebbe i cedimenti; la distinzione fra i due rami cambia il risultato di quasi un ordine di grandezza.
La distorsione angolare fra punti contigui del profilo:
β = |wi − wi−1| / Δx
confrontata con 1/500 (danno estetico) e 1/150 (danno strutturale) secondo Boscardin e Cording.
Teoria monodimensionale di Terzaghi, per i soli strati coesivi con cv dichiarato:
T = cv t / H² U(T) = 1 − Σm (2/M²) e−M²T, con M = (2m+1)π/2
Percorso di drenaggio assunto doppio, H pari a metà dello spessore. Se lo strato drena da un lato solo i tempi quadruplicano.
Δσz ≤ 0,10 σ'v0 alla base della stratigrafia
Se la condizione non è soddisfatta, parte del terreno deformabile resta fuori dal calcolo e i cedimenti risultano sottostimati.
Il modulo assume che le due proprietà confinino lungo un solo lato, secondo una linea retta. Da qui un riferimento che elimina ogni trasformazione di coordinate.
| Asse | Definizione |
|---|---|
| X | Sul confine, lungo il fronte affacciato. L'origine si sceglie liberamente, purché sia la stessa per entrambe le strutture. |
| Y | Ortogonale al confine. Il segno lo assegna il programma: positivo dal lato della struttura nuova, negativo dall'esistente. |
| Z | Positivo verso il basso, con origine al piano di riferimento a confine, di norma il piano campagna. |
La distanza dal confine si inserisce sempre positiva. Non serve mai scrivere una coordinata con il segno: si indica di quanto il filo più vicino dista dal confine, e il lato lo determina la tabella che si sta compilando. È la scelta che elimina la classe di errori più frequente.
Ogni fondazione si descrive come una serie di tratti affiancati lungo il confine. Per ciascuno: L è l'estensione lungo il confine, B la larghezza della fondazione.
Figura 3 – Tratti contigui lungo il confine e file arretrate.
| Campo | Unità | Significato |
|---|---|---|
| Elemento | – | Identificativo libero. È su questo che avviene l'abbinamento con il tabulato importato: va scritto il numero della trave del proprio modello. Se lasciato vuoto viene assegnato automaticamente. |
| Orientamento | – | Parallelo se l'asse lungo dell'elemento è parallelo al confine, ortogonale se lo taglia. |
| x0 | m | Ascissa iniziale lungo il confine. |
| d confine | m | Distanza fra il confine e il filo più vicino. Sempre positiva. |
| B | m | Larghezza della fondazione, trasversale al suo asse. Precompilata a 1,00 m, larghezza tipica di una trave rovescia. Per una platea è l'intera profondità dell'impronta. |
| L | m | Lunghezza. Precompilata a 5,00 m, pari al passo tipico dei pilastri e alla discretizzazione abituale dei modelli di calcolo: il progettista trova così i carichi già aggregati per campata. |
| Quota di posa | m | Profondità del piano di appoggio, cioè dell'intradosso della fondazione, misurata dal piano di riferimento e positiva verso il basso. È l'opposto della convenzione corrente in progettazione: una fondazione che appoggia a 1,50 m sotto il piano si scrive 1,50 e non −1,50. Il programma segnala le quote negative, perché collocherebbero la fondazione sopra il piano di riferimento e ribalterebbero il modello. |
Nei tratti successivi entrambi i campi possono restare vuoti: il programma riconosce che l'elemento prosegue la stessa fila e ne deduce l'ascissa come x0 + L del precedente, mantenendo la distanza dal confine. In un caso normale si scrivono due numeri in tutto per struttura, e ogni valore dedotto è riportato nell'esito.
Indicando invece l'ascissa e lasciando vuota la distanza, il programma interpreta l'elemento come nuova fila arretrata e cumula d + B del precedente. È il modo di inserire gli allineamenti interni dell'edificio, che vanno inseriti perché contribuiscono anch'essi all'incremento tensionale, sia pure in misura decrescente con la distanza.
Entro una fila, cioè fra tratti alla stessa distanza dal confine:
La logica è asimmetrica di proposito: una sovrapposizione non è mai voluta, perché farebbe contare due volte il carico sulla porzione comune, mentre un vuoto può essere intenzionale – due corpi di fabbrica distinti, un giunto – e la decisione resta al progettista.
Figura 4 – Sovrapposizione risolta per traslazione.
Il modello non descrive la singola trave o il singolo plinto, ma la distribuzione del carico sull'impronta: è questo che determina l'incremento tensionale sotto la struttura adiacente.
La fondazione può essere descritta come reticolo: travi longitudinali parallele al confine e travi trasversali di collegamento, queste ultime con orientamento ortogonale.
Figura 5 – Reticolo di travi e trattamento degli incroci.
Attenzione agli incroci. Le travi trasversali vanno inserite con la sola luce netta, da filo a filo delle longitudinali, e non per l'intera lunghezza. Diversamente le zone di intersezione risulterebbero caricate due volte. È l'errore più frequente nella descrizione a griglia.
Il programma riconosce il modello a griglia dalla presenza di elementi ortogonali e adatta i controlli: i vuoti fra le file longitudinali non vengono segnalati, perché in un reticolo sono la condizione corretta, mentre le sovrapposizioni continuano a esserlo, perché restano un errore in qualunque modello.
Figura 6 – Significato di B ed L secondo l'orientamento.
Chi verifica la portanza con Brinch Hansen lavora sulla sezione ridotta di Meyerhof, B' = B − 2e. La pressione σ = N/(B'·L') che il programma restituisce è una finzione di calcolo legittima per il confronto con qlim, ma non è la pressione di contatto reale: applicarla all'impronta effettiva sovrastimerebbe il carico del rapporto fra area reale e area ridotta, che per e = B/6 vale già 1,5.
La risultante N è invece invariante rispetto all'area a cui è riferita, ed è il numero che il progettista ha comunque già in mano.
| Modalità | Unità | Note |
|---|---|---|
| N – risultante | kN | Consigliata. |
| q – carico lineare | kN/m | Comoda per travi rovesce. Riferita allo sviluppo L. |
| σ – pressione | kPa | Ammessa, ma richiede di dichiarare a quale area è riferita. Se è la sezione ridotta va indicata anche Bx'. |
Le forze possono essere inserite in kN o in tonnellate: molti programmi italiani stampano le risultanti in t. Fattore adottato: 1 t = 9,807 kN.
| Colonna | Combinazione da usare |
|---|---|
| SLE | È il carico che genererà i cedimenti indotti. Usare la combinazione quasi permanente. |
| SLU | Serve alla verifica di portanza. Usare le combinazioni fondamentali statiche, senza vento. Se si inserisce il coefficiente di sicurezza del proprio tabulato non è indispensabile. |
| H allo SLU | Componente orizzontale del carico, nella stessa unità delle forze. Facoltativa, ma vedere il riquadro qui sotto: non inserirla costa più di quanto sembri. |
La componente orizzontale non è un dettaglio. Senza di essa i fattori di inclinazione valgono 1, e per carichi inclinati la portanza calcolata risulta superiore a quella reale. Con H/V = 0,30 il termine gravitazionale scende al 36% del suo valore: non è una correzione di secondo ordine.
Inserendola diventa inoltre eseguibile la verifica a scorrimento, che senza non lo è affatto.
Quali combinazioni allo SLU. Solo le fondamentali statiche, senza vento. Le ragioni sono due, e la seconda è la più importante.
La prima è pratica: con le sole fondamentali l'inviluppo risulta pressoché lo stesso per tutte le travi, e la riduzione a una riga per elemento perde il carattere di inviluppo che si è visto sopra.
La seconda riguarda il calcolo. I fattori di capacità portante di questo modulo sono statici. Una verifica in condizioni sismiche richiede una formulazione propria, che tiene conto delle forze d'inerzia nel terreno oltre che dell'inclinazione del carico in fondazione, e non rientra in questo modulo. Importare una combinazione sismica e farla passare da questi fattori produce un numero che sembra una verifica sismica e non lo è.
Il vento non pone lo stesso problema di principio, ma va escluso per la prima ragione, e perché nella combinazione quasi permanente – quella dei cedimenti – è già escluso per costruzione, con ψ2 = 0.
L'esistente quasi mai dispone di un modello di calcolo. In sua assenza il carico si stima per aree di influenza: numero di piani per carico medio di piano per area di competenza. Valori indicativi in esercizio, comprensivi dei permanenti e della quota quasi permanente dei variabili:
| Tipologia | Carico per piano |
|---|---|
| Solaio in laterocemento | 9 kN/m² |
| Solaio in putrelle e voltine | 8 kN/m² |
| Solaio in legno | 5 kN/m² |
| Volte in muratura | 11 kN/m² |
| Copertura in legno | 4 kN/m² |
| Copertura in laterocemento | 6,5 kN/m² |
Valori orientativi, da adattare al caso reale. Non comprendono le murature portanti, che vanno aggiunte a parte.
La struttura esistente quasi mai dispone di un modello di calcolo: di un fabbricato degli anni Sessanta non esiste il tabulato delle reazioni vincolari, e il carico in fondazione si stima per aree di influenza. La sezione Simulazione fa quella stima in modo esplicito e ripetibile, invece di lasciarla a un conto a mano su un foglio che poi in relazione non compare.
Vale anche per la struttura nuova in fase preliminare, quando il modello strutturale non c'è ancora ma le fondazioni vanno predimensionate.
È una stima, non un calcolo. Dove esiste un modello strutturale, i suoi scarichi sono sempre da preferire. I carichi ottenuti qui finiscono nelle tabelle degli elementi e da lì in relazione, dove la loro provenienza resta dichiarata.
| Dato | Note |
|---|---|
| Numero di piani fuori terra | Non comprende la copertura, che si indica a parte. |
| Altezza di interpiano | Serve a pesare l'elevazione portante: numero di piani per altezza per peso della parete. |
| Larghezza di influenza dei solai | La striscia di solaio che scarica su quell'allineamento. Per una parete interna è la metà delle due campate adiacenti; per una parete di confine è la metà della sola campata interna, ed è il caso più frequente in questo tool. |
| Lunghezza della fondazione lungo il confine | Serve al disegno in pianta e a calcolare la risultante sull'intero allineamento, che è il numero con cui si controlla l'ordine di grandezza della stima. Non interviene nel riporto sulle tabelle, dove conta la lunghezza di ciascun elemento. |
| Numero di campate | Maglie fra pareti trasversali o fra pilastri. Serve al disegno e a mostrare il passo; non entra nel calcolo del carico. |
| Struttura verticale portante | Muratura di vari tipi e spessori, oppure telaio in c.a. con o senza tamponatura. Il valore è il peso per metro quadrato di parete, non di solaio. |
| Tipo di solaio | Sono i permanenti, strutturali più portati. Non comprendono il variabile, che si indica con la categoria d'uso. |
| Categoria d'uso | Da NTC 2018 Tab. 2.5.I: determina il variabile e i coefficienti ψ0 e ψ2 delle due combinazioni. |
| Copertura e neve | Facoltativa. Il carico neve al suolo si ricava dalla zona e dalla quota del sito; sopra i 1000 m cambia il ψ2. |
I campi numerici accanto alle scelte a discesa. Ogni tipologia porta con sé un valore, ma il campo numerico lo scavalca: vuoto vale la tipologia, compilato vale il numero scritto. Chi conosce il peso della propria muratura lo scrive; la scelta a discesa serve a chi non lo conosce. La tipologia non sovrascrive mai un valore inserito a mano.
Il risultato sono due carichi per metro lineare di fondazione, secondo NTC 2018:
| Combinazione | Composizione | Serve a |
|---|---|---|
| Quasi permanente | ΣG + ψ2·Quso + ψ2,neve·Qneve | cedimenti |
| Fondamentale statica | 1,5·ΣG + 1,5·Quso + 1,5·ψ0,neve·Qneve | portanza |
La fondamentale assume il variabile d'uso come azione dominante e la neve come accompagnatrice: è il caso usuale di un edificio abitato. Con coperture molto estese e sovraccarichi d'uso modesti può non esserlo, e allora la stima è in difetto.
Ai permanenti si applica 1,5. Alle NTC i permanenti strutturali hanno γG1 = 1,3 e i non strutturali γG2 = 1,5. La simulazione non chiede di separarli – sarebbe un campo in più per ogni voce – e applica 1,5 a tutti: cautelativo, e dichiarato sotto la tabella dei risultati.
I due pulsanti Porta su… scrivono geometria e carichi della struttura indicata.
La geometria si ricava da lunghezza e numero di campate: un elemento per campata, lungo il passo, con le ascisse progressive e gli identificativi N1, N2… oppure E1, E2… Le tre voci larghezza B, distanza dal confine e quota di posa completano le righe; ognuna lasciata vuota lascia intatta la propria colonna, invece di scriverci uno zero – uno zero nella quota di posa significa fondazione in superficie, ed è un dato, non un'assenza.
I carichi si ottengono moltiplicando il carico lineare per la lunghezza di ciascun elemento: elementi di lunghezza diversa ricevono risultanti diverse, ed è corretto.
La scelta Riporta la simulazione in relazione è la prima voce della sezione, e il predefinito è no. Lasciata attiva per distrazione, farebbe comparire in relazione una simulazione magari abbandonata a metà, e una relazione che dichiara una provenienza sbagliata è peggio di una che tace.
La stessa scelta decide anche se la sezione compaia in Vedi tutto: con il riporto disattivo resta fuori, perché è una sezione di servizio; con il riporto attivo diventa parte della catena di calcolo e sta con gli altri dati. Resta comunque sempre raggiungibile dal proprio comando nella barra.
Se i carichi di una struttura vengono da qui, la relazione lo dice. Non è un dettaglio di forma: per la struttura esistente questa è spesso l'unica via, e carichi in fondazione di cui non si sappia se provengano da un modello di calcolo o da una stima per aree di influenza non sono verificabili da chi legge.
La relazione riporta, dentro i dati di input:
Il riporto avviene solo se la simulazione è stata effettivamente applicata a una struttura, e può essere disattivato con il selettore apposito – per esempio quando la simulazione è servita solo a un controllo di ordine di grandezza e i carichi definitivi sono stati poi inseriti a mano.
Dopo il riporto i valori restano modificabili a mano: la simulazione è un punto di partenza, non un vincolo. Un allineamento di spina centrale, per esempio, ha una larghezza di influenza maggiore di quello di confine, e le sue righe vanno corrette.
I parametri geotecnici si inseriscono con i valori caratteristici: la riduzione ai valori di progetto la applica il programma, in base all'approccio selezionato.
| Approccio | Quando |
|---|---|
| Approccio 2 – A1 + M1 + R3 predefinito |
È quello prescritto dalle NTC per capacità portante e scorrimento delle fondazioni superficiali. γR = 2,3 sulla portanza, 1,1 sullo scorrimento. |
| Approccio 1, Comb. 1 – A1 + M1 + R1 | Parametri e resistenza non ridotti. |
| Approccio 1, Comb. 2 – A2 + M2 + R2 | Previsto per la stabilità globale, che non rientra in questo modulo. Selezionandolo i parametri vengono ridotti secondo M2 e il programma lo segnala. |
Con l'Approccio 2 i parametri di progetto coincidono con i caratteristici. Non essendo compresa la verifica di stabilità globale – l'unica per cui le NTC richiedono M2 – si ricade nel gruppo M1, dove tutti i coefficienti sui parametri geotecnici valgono 1,00, e la sicurezza è affidata interamente a γR. Vedere una colonna φ'd identica a φ'k non è un errore.
La riduzione di φ' agisce sulla tangente dell'angolo e non sull'angolo stesso, come prescrive la Tab. 6.2.II: è anche l'unica corretta meccanicamente, dato che nelle formule di capacità portante entra tan φ'.
I coefficienti sulle azioni non vengono applicati dal programma. Il carico allo SLU si inserisce già combinato dal proprio software strutturale: riapplicare i γG e γQ del gruppo A significherebbe amplificare due volte le azioni. I valori del gruppo A compaiono nella tabella di riepilogo a solo titolo informativo.
Nella formula della capacità portante il termine q' Nq è quasi sempre quello che domina. Per una trave larga 1 m posata a 4,20 m in sabbia media vale circa 2 870 kPa contando il sovraccarico dal piano campagna e 257 kPa senza: un rapporto di undici volte. Come si assume q' non è quindi un dettaglio, ed è una scelta che il programma non può fare al posto del progettista.
| Valore | Quando |
|---|---|
| dal piano campagna predefinito |
Il terreno è presente su tutti i lati fino al piano campagna: q' = σ'v0(D). È il caso dell'interrato costruito e del perimetro rinterrato, cioè la situazione più comune a fine lavori. |
| dal fondo scavo | Nessun sovraccarico sopra la quota di posa. È l'ipotesi da usare quando lo scavo resta aperto, o quando il rinterro non è assicurato. Riduce la portanza drasticamente, ed è il limite inferiore. |
| da quota dichiarata | Il terreno è rimosso fino a una quota intermedia, che si indica. Copre i casi con scavo parziale o rinterro a quota diversa dal piano campagna. |
Conta la condizione a fine lavori, non quella durante lo scavo. La verifica di capacità portante riguarda lo stato finale dell'opera. La fase transitoria con scavo aperto è una verifica provvisionale, che ha le proprie combinazioni e i propri coefficienti, e non rientra in questo modulo – come non vi rientrano gli altri effetti dello scavo.
Lo stesso meccanismo, visto dall'altra parte del confine, è quello che riduce la portanza della struttura adiacente quando il cono di influenza risulta violato: il terreno che ne sosteneva la capacità portante viene rimosso fino alla quota di posa della fondazione nuova. In quel caso il programma ricalcola la portanza residua e ne riporta la perdita percentuale. Il sovraccarico ridotto vi è applicato su entrambi i lati, cioè il limite inferiore: lo scavo è in realtà da una parte sola, ma una trattazione rigorosa richiederebbe i fattori per piano campagna inclinato o un'analisi agli elementi finiti.
Quando la stratigrafia è inserita, il programma ricava per ciascun elemento la costante di sottofondo dal cedimento calcolato sotto il proprio carico:
k = pnetta / w
Il k non è una proprietà del terreno. Dipende dalla larghezza della fondazione, dalla forma, dalla quota di posa e dal livello di carico. Sulla stessa stratigrafia:
| Elemento | p netta | w proprio | k |
|---|---|---|---|
| trave B = 1,00 m | 191 kPa | 23,2 mm | 8,25 MN/m³ |
| trave B = 2,00 m | 191 kPa | 33,3 mm | 5,75 MN/m³ |
| platea B = 11,60 m | 21 kPa | 6,4 mm | 3,29 MN/m³ |
Raddoppiando la larghezza il k si dimezza circa. È il motivo per cui non si legge da una tabella di valori tipici: una tabella che dia «il k della sabbia media» sta dando un numero che vale per una sola larghezza, e non dice quale.
Tre avvertenze sull'uso del valore:
Per una fondazione compensata, in cui il carico non supera quello litostatico rimosso dallo scavo, non si produce cedimento in senso stretto e un k non è definibile: il programma lo dichiara invece di restituire un numero enorme.
Compilando le colonne Coeff. sic. oppure qlim con i valori ottenuti dal proprio programma, il modulo non li ricalcola in concorrenza: applica a quei valori la correzione da interferenza. I fattori di efficienza sono adimensionali per costruzione, quindi l'approccio eredita il risultato di origine invece di sostituirlo.
Il coefficiente di sicurezza è la via più rapida. Inserendolo, il rapporto di sfruttamento nella forma NTC si ricava come Ed/Rd = γR / CoeffSic, e non serve inserire né qlim né le sezioni ridotte. Con l'Approccio 2 un coefficiente di 6,92 corrisponde a un rapporto di 0,33.
In parallelo il modulo esegue un calcolo autonomo e, se lo scostamento supera il 15%, elenca le cause possibili: formulazione di Nγ, fattori di inclinazione non calcolabili, fattori di profondità, dimensioni impiegate, gruppo di coefficienti, condizione governante, quota di posa e falda. Differenze del 20-40% fra due calcoli entrambi corretti sono fisiologiche, non sono errori.
La tabella di verifica del carico limite del proprio programma si incolla nell'area predisposta, compresa la riga delle intestazioni. L'origine viene riconosciuta automaticamente. Corrispondenza tipica, riferita al tabulato "carico limite travi Winkler" del CDS:
| Colonna del tabulato | Campo | Note |
|---|---|---|
| Trave N.ro | Elemento | È la chiave dell'abbinamento. |
| Bx' / By' | Bx' / By' | Dimensioni già parzializzate. |
| N | Carico SLU | Impostare unità delle forze = t se in tonnellate. |
| QLimV | qlim | Selezionare "risultante limite". |
| Coeff. Sicur. | Coeff. sic. | Quello della singola combinazione: è su quello che si sceglie la combinazione governante. |
Fra le combinazioni di ciascuna trave viene presa quella con il coefficiente di sicurezza minimo. I dati importati completano le righe senza sovrascrivere quanto inserito a mano: il tabulato porta carichi e portanze, non la posizione rispetto al confine. Un elemento del tabulato che non trovi riscontro viene dichiarato, non indovinato.
Il coefficiente minimo può non corrispondere al carico massimo. Dipende anche dalla parzializzazione della sezione, non solo dal carico: quando accade il programma lo segnala indicando entrambi i valori.
Il tabulato riporta ogni trave con tutte le sue combinazioni, e la riduzione a una riga per elemento prende per ciascuno la sua combinazione peggiore. Il set che ne risulta non è quindi uno stato di equilibrio: la trave 1 può venire da A1/5 e la trave 2 da A1/12.
| Verifica | L'inviluppo va bene? |
|---|---|
| Portanza | Sì, ed è cautelativo. È una verifica elemento per elemento: ciascuno deve reggere la propria condizione peggiore, si verifichi o no insieme a quella del vicino. |
| Cedimenti | No, e non di poco. Sommare massimi che non si verificano mai insieme sovrastima il cedimento e, soprattutto, falsa il profilo: il differenziale fra due punti calcolato con due combinazioni diverse non corrisponde a nessuna situazione reale, e il differenziale è la grandezza su cui si fa la verifica. |
Per questo, quando si importa un tabulato destinato allo SLE, va indicata la combinazione nel campo apposito: vengono importate le sole righe di quella combinazione e il set torna a essere uno stato di equilibrio. Il programma segnala se il tabulato ne contiene più di una e il campo è rimasto vuoto, ed elenca quelle presenti.
Per lo SLU il campo può restare vuoto: l'inviluppo è la scelta giusta, e il programma dichiara in quel caso quante combinazioni ha ridotto.
I programmi di calcolo producono la tabella di verifica allo stato limite ultimo; il carico in esercizio non compare in alcuna stampa di portanza. La via più rapida:
Di quella tabella il modulo importa la sola risultante: portanza, coefficiente di sicurezza e sezioni ridotte vi compaiono ugualmente ma derivano da una verifica condotta su una combinazione di esercizio, quindi sono privi di significato allo stato limite ultimo e vengono scartati.
| Profilo | Stato |
|---|---|
| CDS – carico limite travi Winkler | Riconosciuto automaticamente. Ricavato da un tabulato reale: Bx' e By' già parzializzate, N e QLimV in tonnellate, coefficiente di sicurezza minimo fra condizioni drenate e non drenate. |
| Tabella generica in kN e kPa | Colonne denominate liberamente, forze in kN e pressioni in kPa. Utile per tabelle costruite a mano in foglio elettronico. |
| Inserimento manuale | Nessun preset: i campi si compilano a mano e i selettori restano come impostati. |
È definito soltanto ciò che è stato ricavato da un tabulato vero. Inventare nomi di colonna per programmi non verificati produrrebbe riconoscimenti sbagliati, e un riconoscimento sbagliato è peggio di nessun riconoscimento: manda l'utente in errore convincendolo di essere assistito.
L'elenco cresce quindi con i tabulati che gli utenti inviano, non con le previsioni di chi scrive il programma.
I dati si possono sempre inserire a mano, oppure incollare come tabella generica riconducendo le colonne alle unità richieste. Ma vale la pena farci avere il tabulato: il profilo viene aggiunto e da quel momento il riconoscimento è automatico per tutti.
Scrivere ad assistenza@pisante.com indicando il programma di origine e allegando:
| Che cosa serve | Perché |
|---|---|
| Il testo copiato della tabella, non una fotografia o un'immagine dello schermo | Il riconoscimento lavora sui nomi delle colonne: da un'immagine non si ricavano. |
| La riga delle intestazioni con tre o quattro righe di dati | Le intestazioni servono al riconoscimento, le righe a capire come sono scritti i numeri e come sono raggruppate le combinazioni. |
| Il nome esatto della tabella nel programma | Lo stesso programma produce tabelle diverse, e il profilo va legato a quella giusta. |
| Due conferme sulle convenzioni: se le dimensioni riportate siano già parzializzate, e se il coefficiente di sicurezza sia il minimo fra condizioni drenate e non drenate | Sono le due cose che non si deducono dal tabulato e che, sbagliate, falsano il risultato senza dare segnali. |
Un tabulato privo di dati riservati va benissimo: servono le intestazioni e la forma dei numeri, non il vostro progetto. Se il tabulato contiene dati di una commessa, sostituite pure i valori con numeri inventati purché scritti nello stesso formato.
È una verifica distinta da quella di capacità portante, con un proprio coefficiente di resistenza. Con l'Approccio 2:
| Verifica | γR |
|---|---|
| Capacità portante | 2,3 |
| Scorrimento | 1,1 |
Il rapporto fra i due dice quanto sia diverso il margine: un elemento ampiamente verificato a portanza può non passare a scorrimento, ed è il motivo per cui vale la pena inserire H anche quando la portanza non preoccupa.
| Condizione | Resistenza |
|---|---|
| drenate | Vd tanδd, con δ pari a φ'd per fondazione gettata in opera, che è il caso di una trave rovescia |
| non drenate | A' cu,d |
Governa la minore delle due. L'aderenza di base A' c'd è trascurata nelle condizioni drenate: l'Eurocodice 7 la ammette ma raccomanda cautela, perché dipende dalle modalità di getto e dal contatto effettivo fra calcestruzzo e terreno, che in cantiere nessuno verifica.
| Controllo | Che cosa verifica |
|---|---|
| Pianta e sezione | Rappresentazione delle impronte con il confine tratteggiato e delle quote di posa. È il controllo più efficace di tutti: un elemento dal lato sbagliato o alla quota sbagliata si vede a colpo d'occhio, mentre in tabella passa inosservato. Vanno guardate prima di leggere i risultati. |
| Congruenza del carico | Confronta il carico totale con una stima indipendente da superficie coperta e numero di piani, forchetta 8–12 kN/m² per piano. Intercetta unità di misura errate, campi invertiti e casi di carico omessi. Richiede i campi facoltativi di superficie e piani. |
| Continuità | Lungo il confine le sovrapposizioni fra tratti della stessa fila sono corrette per traslazione e i vuoti segnalati; in profondità le sovrapposizioni restano sempre segnalate. |
| Separazione | Verifica che le impronte non si sovrappongano in pianta. Se accade il calcolo si arresta: il modulo tratta strutture separate. |
| Fondazioni sfalsate | s ≥ Δz cot θ su tutte le coppie a quote diverse, fra nuovo ed esistente e all'interno della nuova costruzione. θ impostabile: 30° cautelativo per terreni sciolti, 45° ammissibile in terreni addensati o coesivi consistenti. |
| Presidio dello scavo | Dichiarando una paratia, la condizione geometrica non viene imposta. L'esenzione vale solo se il presidio si spinge almeno fino alla quota di posa più profonda: se si arresta prima lascia scoperto proprio il tratto che conta. |
| Volume significativo | Alla base della stratigrafia l'incremento tensionale deve essere inferiore al 10% della tensione efficace. Se non lo è, parte del terreno deformabile resta fuori dal calcolo e i cedimenti risulterebbero sottostimati. |
| Tipo | Comportamento |
|---|---|
| Errore | Il calcolo non viene eseguito. L'elenco dei motivi compare in cima alla pagina. |
| Avviso | Il risultato esiste ma va letto con una cautela. Quasi sempre indica un'unità di misura sbagliata o due campi invertiti. Un avviso non va ignorato solo perché il calcolo prosegue. |
Nella relazione gli avvisi portano una direzione dichiarata: cautelativo, non cautelativo, da verificare. Non è decorazione – è il campo che dice se una semplificazione stia dalla parte della sicurezza.
Dalla barra della gestione si aprono i casi già compilati. Percorrono lo stesso cammino di validazione dell'inserimento manuale, quindi mostrano esattamente quello che il modulo produce, e restano modificabili.
| Esempio | Contenuto |
|---|---|
| Aderenza a pari quota | Nuovo edificio di 5 piani affiancato a un esistente di 4 piani, fondazioni alla stessa quota. Travi rovesce su tre allineamenti. |
| Nuovo con piano interrato | Stessa geometria in pianta, fondazioni del nuovo a quota inferiore. Il cono di influenza risulta violato: l'esempio NON verifica. |
| Interrato con paratia di presidio | Come il precedente, con paratia spinta sotto la quota di posa maggiore: il confinamento e' affidato al presidio. |
| Nuovo edificio su platea | Stesso carico dell'esempio 1 su una platea invece che su travi: i cedimenti indotti risultano molto minori. |
| Griglia di travi rovesce | Reticolo completo, con travi longitudinali e trasversali di collegamento inserite con la sola luce netta. |
Alcuni esempi non verificano, ed è voluto: un caso che passasse tutto al primo colpo nasconderebbe proprio la situazione che il modulo esiste per intercettare.
Da riportare in relazione insieme ai risultati. La relazione le riporta già, al paragrafo delle ipotesi.
| Ambito | Riferimento |
|---|---|
| Normativa |
NTC 2018 – D.M. 17 gennaio 2018, Aggiornamento delle Norme tecniche per le
costruzioni, GU Serie Generale n. 42 del 20 febbraio 2018, Suppl. Ordinario n. 8.
Cap. 6 per la progettazione geotecnica, par. 10.2 per la validazione dei codici di
calcolo.
Testo in
Gazzetta Ufficiale. Circolare 21 gennaio 2019 n. 7 C.S.LL.PP. – Istruzioni per l'applicazione delle NTC 2018, GU Serie Generale n. 35 dell'11 febbraio 2019, Suppl. Ordinario n. 5. Testo in Gazzetta Ufficiale. EN 1997-1 Eurocodice 7, Progettazione geotecnica – Parte 1: Regole generali. Annesso D per i fattori di forma e la capacità portante. Norma a pagamento, distribuita in Italia da UNI: si cita, non si collega. |
| Interferenza sulla portanza |
Stuart J.G. (1962), Interference between foundations, with special reference
to surface footings in sand, Géotechnique 12(1), 15–22.
doi:10.1680/geot.1962.12.1.15
– è la trattazione teorica su cui si fonda il concetto di fattore di
efficienza. Das B.M., Larbi-Cherif S. (1983), Bearing capacity of two closely spaced shallow foundations on sand, Soils and Foundations 23(1), 1–7. doi:10.3208/sandf1972.23.1 – prove sperimentali che hanno restituito fattori inferiori a quelli teorici di Stuart per s/B minore di 3. Sviluppi successivi con analisi limite e metodi numerici (Kumar & Ghosh, Mabrouki, Zheng e altri). |
| Portanza | Brinch Hansen (1970); sezione efficace secondo Meyerhof; Vesic per Nγ. |
| Incremento tensionale | Boussinesq; soluzione di Steinbrenner. |
| Valutazione del danno | Burland & Wroth; Boscardin & Cording – soglie di distorsione angolare 1/500 e 1/150. |
Strumento di supporto alla progettazione. I
risultati vanno vagliati criticamente dal progettista, che resta l'unico responsabile
delle scelte e delle verifiche.