Versione 0.3.0 del modulo di calcolo. Questa guida descrive il metodo, i dati richiesti e i limiti dichiarati.
Il modulo risolve una trave continua su più appoggi in legno massiccio, legno lamellare o acciaio da carpenteria, e ne fornisce:
Verifica le sezioni, non la stabilità delle membrature in acciaio. Sulla sezione rettangolare in legno verifica resistenza a flessione con instabilità di trave, flessione nei due piani, tenso-flessione e taglio; sui profili in acciaio di classe 1, 2 e 3 la resistenza della sezione, con le interazioni fra flessione, taglio e sforzo normale che il testo riporta. Il capitolo Verifiche di sezione dice una per una quali sono, con la relazione di norma, e quali no. Resta fuori la stabilità delle membrature in acciaio — flesso-torsionale e di colonna — e la deformabilità non è verificata per nessun materiale. Dove la verifica non c'è i valori prodotti restano sollecitazioni di calcolo, non margini di sicurezza, e il fascicolo lo dichiara per iscritto campata per campata: una campata in cui manca una verifica non diventa verde, resta non disponibile.
Il calcestruzzo armato non rientra qui, e non per semplificazione. Una trave in c.a. appartiene quasi sempre a un telaio iperstatico che si calcola con un modello completo, e la sua verifica non è separabile dal progetto dell'armatura: disegno delle barre, interruzioni, ancoraggi, sezione fessurata allo stato limite di esercizio. Il caso che interessa davvero — la trave in c.a. esistente con il progetto dell'intervento di rinforzo — è un problema diverso e ha un tool suo.
La trave è risolta con il metodo degli spostamenti (matrice di rigidezza), su elementi di trave inflessa secondo la teoria di Euler-Bernoulli. Ogni nodo porta tre gradi di libertà: spostamento assiale, spostamento trasversale e rotazione.
L'elemento usato è esatto per una campata prismatica con carico uniforme: la soluzione nodale non dipende da quanti elementi si usino, e infittire non cambia i risultati. Il numero di punti che si imposta nelle opzioni riguarda soltanto la risoluzione con cui si campionano i diagrammi, non l'accuratezza del calcolo. Le deformazioni da taglio non sono comprese: su travi di luce ordinaria il loro contributo è trascurabile, su travi molto compatte non lo è.
La disposizione dei carichi variabili che dà il massimo è diversa punto per punto: quella che massimizza il momento in mezzeria della prima campata non è quella che massimizza il momento sul secondo appoggio, né quella che massimizza la reazione del terzo. Enumerare tutte le disposizioni possibili è impraticabile: con sei campate e tre azioni indipendenti sono oltre un miliardo di casi.
Il modulo non le enumera. Risolve una volta sola ciascun motivo di carico elementare — una singola azione su una singola campata — e poi costruisce l'inviluppo per sovrapposizione, scegliendo punto per punto e grandezza per grandezza il segno che peggiora il risultato. Con sei campate e tre azioni sono venticinque soluzioni invece di un miliardo.
La conseguenza pratica conta: l'inviluppo così ottenuto è esatto, non è un sottoinsieme scelto di disposizioni. E il caso che sfugge più spesso ai programmi che caricano sempre tutto — lo sbalzo, dove il carico variabile alleggerisce la campata adiacente invece di appesantirla — viene trattato correttamente senza che l'utente debba accorgersene.
Si costruiscono le famiglie di combinazione delle NTC 2018 cap. 2.5: fondamentale allo SLU, rara, frequente e quasi permanente allo SLE. Per ogni azione variabile si costruisce la famiglia in cui quell'azione è dominante e le altre entrano con i propri coefficienti di combinazione.
Le famiglie non vengono riunite in un inviluppo unico, e la ragione è il legno. L'Eurocodice 5 (par. 2.3.2.1) impone che il coefficiente k,mod di una combinazione sia quello dell'azione di durata più breve che vi compare. Due combinazioni con momento quasi uguale possono quindi avere k,mod 0,60 e 0,90, cioè resistenze che differiscono del 50%: la combinazione che governa la verifica non è quella che massimizza il momento. Un inviluppo unico renderebbe la verifica del legno sbagliata, e dalla parte non cautelativa. Ogni famiglia porta perciò la propria classe di durata, ed è riportata in tabella accanto al nome. Acciaio e calcestruzzo usano le stesse famiglie ignorando la durata.
I carichi permanenti della stessa origine prendono un unico coefficiente su tutta la struttura (EN 1990 par. 6.4.3.2): il peso proprio non può valere 1,30 in una campata e 1,00 in quella accanto. I permanenti portati sono invece azioni distinte campata per campata — un tramezzo che grava su una sola campata è un'altra azione — e si alternano sempre fra il coefficiente sfavorevole e quello favorevole.
L'opzione alternanza del peso proprio estende l'alternanza anche a G1. È un'ipotesi più cautelativa, adottata da diversi programmi, ma non conforme alla lettura letterale della norma: chi la attiva deve dichiararlo in relazione, e la relazione lo scrive.
È la distinzione che questo modulo tiene in due figure distinte, perché confonderle porta a conclusioni sbagliate proprio nei casi in cui conta.
Con appoggi rigidi e trave orizzontale le due coincidono. Non coincidono più appena c'è un cedimento, un appoggio elastico o uno sbalzo: su una campata i cui appoggi cedano in modo diverso la deformata può essere grande e la freccia piccola. Su uno sbalzo la corda non esiste — un estremo è libero — e si assume la tangente all'appoggio, che è la convenzione con cui si misura la freccia di una mensola.
Con la sezione ruotata attorno al proprio asse il carico verticale non agisce in un piano solo. Il programma risolve allora lo stesso schema una seconda volta — stessi vincoli, stesse luci, stesse condizioni — con l'inerzia dell'asse debole e con l'aliquota q·senα del carico. Non è un secondo modello: è lo stesso modello risolto due volte, e con rotazione nulla il secondo piano non viene nemmeno costruito.
La freccia verticale non è lo spostamento dell'asse forte, che dopo la rotazione è inclinato. Si ricompone:
Prenderla per w,forte darebbe un numero sbagliato di 1/cosα: su un travetto a 30 gradi il 15% in meno, e in meno è il verso peggiore. È la verticale che interessa, per la presenza di tamponature e di altri elementi verticali.
La ricomposizione si fa per motivo elementare e l'inviluppo si costruisce dopo: il massimo di w,forte e quello di w,debole vengono in generale da disposizioni diverse dei carichi variabili, e combinarli darebbe uno spostamento che nessuna disposizione produce. Per la stessa ragione la risultante si dà come limite superiore e non come inviluppo: la radice di una somma di quadrati non è lineare, e gli inviluppi dei due piani non si sommano punto per punto.
Le reazioni seguono la stessa strada e con le stesse formule: sono anch'esse grandezze trasversali, ciascuna nel proprio piano.
La relazione riporta per prima la verticale, che è quella con cui si dimensiona l'appoggio, l'orizzontale quando non è nulla, e in coda le reazioni dei due piani prima della ricomposizione, per chi confronta con un altro programma. Con il solo carico verticale su sezione ruotata le reazioni orizzontali sono nulle, e non per approssimazione: un carico verticale su una trave appoggiata dà reazioni verticali, e la rotazione della sezione ridistribuisce la flessione fra i due assi principali senza creare forze orizzontali.
Il secondo piano si costruisce quando porta qualcosa, e non solo quando la sezione è ruotata: una forza con componente V,y, o un momento M,z, su una trave non ruotata finisce tutta su quel piano. In quel caso i due piani sono caricati da forze diverse e non dallo stesso carico decomposto, e la relazione lo dichiara. Senza né rotazione né componenti fuori piano il secondo piano non viene costruito affatto: il caso ordinario non paga niente.
Il terzo piano è la torsione, e non ha bisogno di un solutore nuovo: l'equazione della torsione uniforme, G·J,t·theta'' = -m,t, è la stessa dell'allungamento assiale con G·J,t al posto di E·A, la rotazione al posto dello spostamento e il momento torcente al posto dello sforzo normale. Si riusa quindi il blocco assiale, con quelle etichette. Il calcolo è quello di De Saint-Venant, senza ingobbamento impedito: su un profilo aperto a parete sottile le tensioni risultano in difetto — mancano quelle normali di ingobbamento, massime al vincolo torsionale — e la rotazione in eccesso. Oltre una decina di gradi di rotazione il modello lineare non è più applicabile affatto, e il programma lo dichiara.
Il diagramma del momento si può disegnare ribaltato, dalla parte della fibra tesa, con l'opzione nella sezione Opzioni: cambia il solo disegno, non il segno del calcolo, e serve a confrontare il tabulato con quello di un programma che usi l'altra convenzione.
Si scelgono legno (massiccio o lamellare incollato) oppure acciaio da carpenteria. La scelta del materiale restringe i tipi di sezione disponibili, e non per comodità d'interfaccia: un profilo da sagomario in legno sarebbe un dato che il calcolo non sa trattare, e lasciarlo scegliere significherebbe farlo scoprire come errore a calcolo avviato.
La classe UTENTE chiude ogni elenco: serve per i legni di specie non tabellata, per i lamellari con certificato proprio e per gli acciai di recupero di cui si conosca la resistenza da prove. Chi la usa deve dichiarare nel fascicolo da dove vengano i valori: il programma li prende per buoni e non può controllarli.
Il riquadro Caratteristiche di resistenza mostra i valori caratteristici della classe scelta. Non sono una tabella a parte: li legge il motore dalle stesse tabelle con cui calcola, quindi non possono divergere da quello che viene effettivamente usato.
Il modulo elastico impiegato è quello istantaneo e non fessurato. Serve a distribuire le sollecitazioni iperstatiche fra le campate. Per legno e acciaio una sola passata basta; la viscosità del legno (k,def) non entra qui ma nella verifica di deformabilità, dove la freccia finale vale w,fin = w,ist + k,def w',in.
Titolo e descrizione compaiono in testa alla relazione. La descrizione accompagna anche il file nell'elenco dei lavori salvati: conviene che dica il cantiere e l'elemento, non "prova 3".
Livello di conoscenza e fattore di confidenza FC riguardano le sole costruzioni esistenti (NTC cap. 8 e Circolare C8.5.4): su una costruzione nuova non c'è incertezza da coprire e FC vale 1,00. FC divide le resistenze dei materiali, quindi non influisce sulle sollecitazioni: queste dipendono da luci, vincoli e rigidezze, e cambiare FC non sposta un momento di un newton.
Nelle verifiche del legno entra invece per intero, come f,d = k,mod f,k / (gamma,M FC): in LC1, con FC = 1,35, le resistenze di calcolo scendono del 26% e lo sfruttamento sale della stessa ragione. La nota di ogni voce riporta FC quando è maggiore di 1,00. Non entra nella snellezza relativa dell'instabilità di trave, dove servirebbe sapere come trattare i moduli elastici: fra le due strade si è presa la più cautelativa — dividendo anche f,m,k si otterrebbe un k,crit,m maggiore — e il fascicolo lo dichiara come punto da verificare.
Un FC minore di 1,00 non è accettato: aumenterebbe le resistenze.
Limiti di freccia, nella forma L/n: si scrive il numero che si trova in tabella e si ricorda, 300 o 250, e la freccia in millimetri la calcola il programma.
I limiti sono quattro, perché sono due le frecce e due i tipi di tratto:
Sullo sbalzo il rapporto si riferisce al doppio della sua lunghezza, che è la luce equivalente con cui si confronta una mensola: lo stesso numero scritto per le campate e per gli sbalzi ha quindi lo stesso significato. Scrivendo 300 su uno sbalzo di 1,50 m il limite è 2 × 1500 / 300 = 10 mm.
Valori di uso corrente: L/300 per solai e coperture ordinarie, L/350 o L/500 quando la trave porta elementi fragili come tramezzi in laterizio o intonaci; per la freccia finale L/250 nell'uso ordinario, L/300 in presenza di elementi fragili. Nel legno è la verifica che governa più spesso, perché il k,def raddoppia quasi la freccia iniziale. Il programma non li impone: propone questi e lascia decidere, perché i limiti prescritti cambiano fra NTC, EC3, EC5 e CNR-DT.
I valori sono conservati e riportati in relazione; il confronto con la freccia calcolata fa parte della verifica di deformabilità, che questa versione non esegue.
Limiti propri di una travata. I quattro valori dei dati generali del progetto valgono per tutte le travate, perché sono un criterio del progettista. Una singola travata può però averne di propri: nei dati generali della travata la spunta Freccia personalizzata sgancia quella travata dal valore generale. Un arcareccio di copertura e la trave che porta una vetrata stanno nello stesso lavoro e non hanno le stesse esigenze.
Finché la spunta è spenta i quattro campi mostrano in grigio i limiti del progetto, che sono quelli applicati, e li seguono se cambiano; accendendola si parte da quei numeri e da lì in poi la travata va per conto suo. La spunta vale per le quattro voci insieme: una travata con criterio proprio ce l'ha per intero. In relazione, quando i limiti sono propri, la tabella lo dichiara e riporta accanto quelli generali.
I nodi sono n+1 per n campate, numerati da sinistra. Tipi disponibili:
Il cedimento imposto si assegna in millimetri, positivo verso il basso. In una struttura iperstatica genera sollecitazioni anche senza carichi, e l'effetto va nel verso che a volte sorprende: l'appoggio che si abbassa smette di spingere, quindi il momento su quell'appoggio diminuisce e quello in campata aumenta.
La colonna Torsione dice se il nodo trattiene la rotazione della sezione attorno al proprio asse. È un dato indipendente dal vincolo flessionale: un appoggio può trattenere la trave in verticale e lasciarla girare, ed è quello che fa una scarpa metallica senza ritegni. Un incastro blocca sempre anche la torsione, qualunque cosa dica la colonna: un vincolo che impedisca traslazione e rotazione flessionale e lasci girare la sezione non è un incastro.
Il dato serve soltanto se qualche carico chiama la torsione, cioè se fra le forze concentrate c'è un M,t. In quel caso almeno un nodo deve trattenerla, altrimenti la trave è labile attorno al proprio asse e il calcolo si ferma dichiarandolo invece di produrre numeri plausibili.
La rotazione della sezione è l'angolo, in gradi, di cui la sezione è girata attorno al proprio asse, positivo antiorario guardando la trave dall'estremo iniziale. È il caso del travetto di falda: un carico verticale si decompone sui due assi principali, q·cosα sull'asse forte e q·senα su quello debole. Si veda il capitolo sul metodo per quello che il programma ne fa.
L'inclinazione dell'asse sull'orizzontale si conserva, si riporta in relazione e si vede nello schema, dove l'asse viene disegnato inclinato con l'orizzontale di riferimento e l'angolo quotato: le luci sono misurate lungo l'asse, non sulla proiezione, e il disegno lo mostra. Ma la proiezione dei carichi non è applicata: i carichi misurati sulla proiezione orizzontale (la neve) e quelli ortogonali alla falda (il vento) vanno proiettati a mano prima di immetterli. È detto qui, nella didascalia dello schema e nella relazione, perché un campo che accetta un valore e non lo usa è peggio di un campo che non c'è.
Ogni campata porta la propria luce, la propria larghezza di influenza e la propria sezione: la sezione può variare da campata a campata, com'è normale su una trave rinforzata in corrispondenza degli appoggi.
Il campo sezione generale e il comando Applica a tutte le campate servono a compilare in un gesto il caso ordinario, in cui la sezione è la stessa. Il calcolo legge solo le campate: la sezione generale non entra nel calcolo e non crea una seconda verità su che cosa sia stato assegnato.
La larghezza di influenza è il pezzo di solaio che grava sulla trave. Con larghezza 1,00 m i carichi al metro quadro coincidono con quelli al metro lineare, quindi chi preferisce ragionare in kN/m non deve fare nulla di diverso.
I ritegni sono gli elementi che trattengono la trave in senso trasversale: arcarecci, controventi di falda, un tavolato inchiodato, il solaio collegato. Si assegnano per campata, perché così stanno in opera, e servono a ricavare due lunghezze che non sono la stessa cosa:
L'efficacia torsionale si dichiara, e non si deduce dal numero. Un ritegno che trattiene la traslazione ma lascia ruotare la sezione non accorcia L,lt: senza efficacia torsionale dieci ritegni non accorciano L,lt di un centimetro, e L,lt resta la luce intera. Un arcareccio semplicemente appoggiato e chiodato in un punto trattiene la traslazione; collegato in modo da impedire la rotazione della sezione — due file di chiodi, una squadretta, un tavolato continuo — trattiene anche la torsione. Il giudizio sul dettaglio costruttivo spetta a chi progetta: il programma calcola le due lunghezze come se il ritegno dichiarato fosse pienamente efficace, e avvisa invece di vietare.
Gli appoggi sono ritegni nei due sensi e non si contano fra quelli intermedi: è l'ipotesi corrente per una trave continua, e una campata senza ritegni intermedi ha quindi L,cr e L,lt pari alla luce.
Numero e passo non sono la stessa cosa. Per numero, la campata si divide in n+1 parti uguali. Per passo, i ritegni si contano dall'inizio della campata e l'ultimo tratto è il resto: con luce 7,00 m e passo 2,00 m i tratti sono 2+2+2+1 e L,cr vale 2,00, non 1,75. È come stanno gli arcarecci veri, ed è il caso più severo dei due.
Dove il ritegno si attacca alla sezione — estradosso o laterale — non è una scelta grafica. Un elemento appoggiato sull'estradosso trattiene quel lembo, e basta finché il lembo compresso è quello superiore e la sezione non ruota: dove il momento è negativo in campata il lembo compresso è quello inferiore e resta libero, e con compressione assiale rilevante l'instabilità attorno all'asse debole coinvolge l'intera sezione.
Instabilità trasversale impedita è una dichiarazione diversa dalle precedenti e di portata maggiore: afferma che lo sbandamento del bordo compresso è impedito per tutta la lunghezza della trave e che la rotazione torsionale agli appoggi è anch'essa impedita. Dove è dichiarata, k,crit,m vale 1,00 per quella campata, come consente il par. 7.6.1.2.1 della CNR-DT 206, e la relazione la riporta come dichiarazione del progettista, non come risultato di un calcolo.
Oggi L,lt entra nelle verifiche del legno attraverso k,crit,m; L,cr non ancora, perché l'instabilità di colonna richiede anche la lunghezza libera di inflessione nel piano forte, che il programma non chiede: si calcola, si mostra e si salva con il lavoro, ma nessun risultato ne dipende. Dove c'è compressione, la verifica mancante viene dichiarata campata per campata.
Un carico è una riga nella tabella della sua campata, e porta con sé quattro cose: la condizione a cui appartiene, l'unità in cui è scritto, il valore e il tratto su cui agisce. Le righe si aggiungono una per volta, e per togliere un carico se ne azzera il valore.
L'unità distingue due cose che prima erano confuse:
Le ascisse x,in e x,fin sono riferite alla campata, mai all'intera trave: si compila senza fare somme, e una campata resta compilabile anche dopo che le altre sono cambiate. Una sola regola vale per tutt'e due:
Il segno distingue due intenzioni che altrimenti si confonderebbero. “Finisce a 3,00 m dall'appoggio di sinistra” si scrive x,fin = 3,00 e resta fermo se la luce cresce; “finisce mezzo metro prima dell'appoggio di destra” si scrive x,fin = -0,50 e segue l'appoggio. Sono due dati diversi, e un programma che accetti solo la prima forma costringe a riscrivere tutti i carichi ogni volta che si cambia una luce.
Un q,in diverso da q,fin è un carico trapezio, risolto in forma chiusa: l'elemento usato lo integra esattamente, e non c'è nessuna approssimazione a gradini. Un tratto impossibile — fine prima dell'inizio, oppure fuori dalla campata — è dichiarato come errore e non corretto in silenzio.
Una forza concentrata porta sei componenti, dichiarate nel riferimento globale; il programma le proietta sugli assi principali della sezione quando questa è ruotata:
La posizione x segue la stessa regola del segno dei carichi distribuiti. Il segno in uscita è quello in ingresso: un momento positivo immesso dà un momento positivo nel diagramma. Un M,t diverso da zero fa risolvere anche il problema torsionale, e allora almeno un nodo deve trattenere la torsione.
Nello schema a lato i carichi distribuiti sono disegnati impilati, uno per condizione e ciascuno col suo colore, con la legenda sotto: la cima della pila è il carico totale, e sotto si legge da che cosa è composto. Due carichi scambiati di condizione darebbero la stessa pila ma colori diversi, ed è l'errore che il disegno serve a cogliere.
Un carico nasce assegnando una condizione alla riga vuota in fondo alla tabella, quella che dice inserisci nuovo: da quel momento quella riga è un carico e sotto ne compare un'altra vuota. Si toglie con il cestino a fine riga, e il comando Elimina tutti i carichi, nel titolo della sezione, azzera i carichi di tutte le campate dopo aver chiesto conferma e aver detto quanti ne sta per togliere.
I carichi generali descrivono il solaio tipo e i tre comandi Applica a tutte, Applica solo ai non modificati e Cancella e applica a tutte li riportano nelle campate. La pagina segnala quali campate abbiano carichi diversi dai generali: è il modo di accorgersi di una modifica dimenticata.
Il vento non è fra i carichi generali. Pressione e depressione sono alternative che non si sommano mai, e l'inviluppo le tratterebbe come due carichi indipendenti, combinandole anche nel caso che non può avvenire. Finché non ci sono i gruppi esclusivi di azioni, il vento si tratta con due calcoli separati.
Una condizione di carico è l'insieme dei carichi che si accendono e si spengono insieme. Non si dichiara: si ricava dai carichi presenti sui tratti. Ne compare una nuova quando un carico la usa, sparisce quando l'ultimo carico che la usava viene tolto. Così non possono esistere condizioni orfane che entrano nelle combinazioni senza caricare niente, né carichi che si riferiscono a una condizione che non c'è.
Che la condizione sia una sola per tutta la trave non è una comodità: è la condizione perché la scelta dell'azione dominante abbia senso. Se la stessa destinazione d'uso fosse dichiarata due volte, come due condizioni diverse, il programma le combinerebbe come indipendenti e sottostimerebbe l'effetto.
Quello che si assegna nella tabella delle condizioni sono la durata e i coefficienti di combinazione; le scelte fatte restano anche se la condizione sparisce, così togliendo e rimettendo l'ultimo carico di una categoria non si perde la durata assegnata a mano.
Una condizione nasce scegliendo, nel selettore dei carichi, una delle
categorie marcate nuova: prende come identificativo la chiave
della categoria — A, C1,
neve_1000, vento — e con essa i psi e
la classe di durata della tabella di norma, senza che nessuno debba
assegnarli in un secondo passaggio. Restano modificabili qui.
Lo stesso vale per i carichi generali: la categoria scelta lì dà il nome alla condizione, così un carico applicato dai generali e uno aggiunto a mano sulla stessa categoria sono la stessa condizione. Se fossero due, le combinazioni le tratterebbero come azioni indipendenti e sottostimerebbero l'effetto.
Di ogni condizione variabile servono:
La classe di durata non è un'etichetta: nel legno decide la resistenza. L'Eurocodice 5 impone il k,mod dell'azione di durata più breve presente nella combinazione, e per questo le combinazioni sono tenute distinte per azione dominante, ciascuna con la propria classe. Su una copertura con neve, la famiglia dominata dalla neve porta durata breve e quella dei soli permanenti permanente: sono due resistenze che differiscono del 50%, non due numeri in più. Su acciaio e calcestruzzo la classe si assegna ugualmente, e non viene usata.
Le combinazioni si generano dalle condizioni presenti, secondo la Tab. 2.6.I delle NTC: una famiglia per ogni azione variabile dominante, più quella dei soli permanenti e quelle di esercizio. Una condizione nuova porta con sé le proprie famiglie; una condizione che sparisce si porta via le sue, e la pagina dichiara che cosa è cambiato nell'elenco.
Nella tabella delle combinazioni si può:
Spente tutte non si può: senza nemmeno una combinazione non esiste inviluppo, e il programma ne riaccende una dicendolo.
Coefficienti parziali della combinazione fondamentale, NTC Tab. 2.6.I: gamma,G sfavorevole e favorevole, gamma,Q. I valori di partenza sono 1,30 / 1,00 / 1,50.
Alternanza del peso proprio G1: si veda il capitolo sul metodo. Da lasciare spento, salvo scelta consapevole da dichiarare.
Opzioni dei diagrammi: per ogni combinazione si scelgono le figure da produrre — momento e taglio, deformata, freccia — e se stamparle. La colonna stampa distingue le figure da guardare da quelle da consegnare: un tabulato con quaranta figure non lo legge nessuno. Le figure chieste ma non destinate alla stampa si vedono a video, dichiarate per quello che sono, e non entrano né nella stampa della pagina né nel documento Word.
Il numero di punti per campata cambia soltanto la risoluzione del campionamento dei diagrammi: non è una discretizzazione del modello, e infittire non migliora l'accuratezza.
Tabella degli inviluppi: per ogni combinazione, momento massimo e minimo con l'ascissa in cui si verificano, taglio massimo in valore assoluto e spostamento massimo. Lo spostamento in tabella è quello assoluto; la freccia da confrontare con il limite L/n si legge nella figura dedicata.
Reazioni vincolari: si riportano le combinazioni allo SLU, che sono quelle con cui si dimensionano appoggio e struttura sottostante. Il valore è il massimo dell'inviluppo, raggiunto dalla disposizione dei carichi più sfavorevole per quell'appoggio, che in generale non è la stessa che massimizza il momento in campata: per questo la somma delle reazioni di una riga può superare il carico totale di una singola disposizione.
Quando una reazione può diventare negativa compare anche la tabella dei minimi e un avviso: l'appoggio tira la trave verso il basso e va previsto un ancoraggio capace di quella trazione. Un appoggio semplice non può fornirla, e il modello la assume disponibile.
Scarto sull'equilibrio globale: la somma delle reazioni meno la somma dei carichi applicati. Deve essere nulla a meno dell'arrotondamento della macchina, dell'ordine di 1e-16. È il primo controllo da fare su un tabulato che non si conosce.
Esempi di riferimento: ciascuno porta, nel riquadro di testata, un controllo che si può rifare — una formula chiusa, un bilancio, il confronto fra due combinazioni. Servono anche a questo, non solo a vedere come si compila il modulo.
Si verificano tutt'e due i materiali, ciascuno con la sua norma e il suo perimetro: il legno su sezione rettangolare secondo la CNR-DT 206 o l'Eurocodice 5, l'acciaio sui profili del sagomario secondo il par. 4.2 delle NTC 2018. Il calcestruzzo armato non rientra nel tool. La scelta del materiale, nei dati generali, decide quali verifiche verranno eseguite.
Quello che i due hanno in comune — la regola dell'esito, una verifica per combinazione, il modo di dichiarare quello che manca — sta nei due paragrafi che seguono e vale per tutt'e due. Poi ciascun materiale ha i suoi.
Una verifica non eseguita non è una verifica superata. Ogni voce che il programma non sa calcolare — perché manca un coefficiente, perché la sezione non è trattata, perché servirebbe un dato che il tool non chiede — entra comunque nella tabella, senza numeri, con il motivo scritto accanto, e l'esito della campata resta non disponibile: grigio, non verde. Una voce che invece risulta in difetto rende la campata non verificata anche se accanto c'è una voce non misurata: il rosso prevale sul grigio, perché un difetto accertato è un fatto, mentre il grigio è un'ignoranza.
Una verifica per combinazione, non sull'inviluppo di tutte. Nel legno ogni combinazione porta la propria classe di durata del carico, e con essa il proprio k,mod: la resistenza di calcolo cambia da combinazione a combinazione. Il momento più grande non è per forza quello che sfrutta di più, perché può venire da una combinazione con k,mod maggiore. Il programma calcola il rapporto domanda/capacità per ciascuna combinazione, tiene il peggiore e dichiara da quale viene: la combinazione scritta in nota è quella che governa, non la più carica.
La rel. 7.31 è un sistema di quattro condizioni, non una: la compressione entra con k,crit,c,y oppure con k,crit,c,z, e k,m si applica a turno all'uno o all'altro momento. Si tengono tutt'e quattro e si riporta la peggiore — scriverne due vorrebbe dire scegliere quale ignorare. La rel. 7.32, che il testo offre "in alternativa" per la flessione in un solo piano, non viene usata: è meno severa, e non si sceglie la più comoda.
Le formule di interazione non hanno una domanda e una capacità separate: hanno una somma di rapporti che deve stare sotto 1. In tabella si riporta quella somma, con 1,00 come capacità e l'unità "-"; fingere una tensione equivalente darebbe un numero che non sta in nessuna norma. Nella flessione retta la coppia esiste davvero — tensione e resistenza, in N/mm2 — e si riporta quella, che si legge meglio.
L'accoppiamento dei due piani è un limite superiore, e la nota lo dichiara ogni volta: il massimo di M,y e quello di M,z dentro la stessa combinazione vengono in generale da disposizioni diverse dei carichi variabili, e sommarne i rapporti dà un valore che nessuna disposizione produce davvero. È dalla parte della sicurezza, ma non è il valore esatto.
Su una sezione ruotata, o con carichi orizzontali, negli inviluppi c'è taglio in tutt'e due i piani. Dal 20/10/2026 la verifica li compone con la composizione quadratica SRSS, cioè sulla risultante:
La CNR-DT 206 non tratta questa composizione, e il modulo non inventa testi: è una scelta del progettista, dichiarata nella nota della voce ogni volta. Si regge sul fatto che il termine di taglio della rel. 7.19 è già quadratico, e che con τ,tor = 0 quella relazione diventa esattamente la risultante. L'EC5 par. 6.1.7, fig. 6.5, mostra il caso (a): tutt'e due le tensioni hanno un componente parallelo alla fibratura, quindi la resistenza è f,v,d per entrambe. Il taglio di rotolamento — caso (b) — qui non si presenta, perché il legno verifica solo la sezione rettangolare piena.
Perché non due verifiche separate, una per direzione. La domanda è legittima: per la flessione σ da M,y e σ da M,z sono due tensioni normali nella stessa direzione e allo spigolo si sommano, mentre τ,z e τ,y non «tendono» né «comprimono». Ma proprio per questo non si separano: sono i due componenti ortogonali di un unico vettore di tensione tangenziale nel piano della sezione, e un vettore non si verifica per componenti. E i due massimi cadono nello stesso punto: su una sezione rettangolare τ,z è massima a metà altezza e costante su tutta la larghezza, τ,y a metà larghezza e costante su tutta l'altezza, e le due linee si incrociano nel baricentro, dove valgono insieme 1,5·V,z/A e 1,5·V,y/A. Verificarle separatamente lascerebbe passare una sezione con τ,z = τ,y = 0,8·f,v,d — 80% ciascuna — la cui risultante vale 1,13·f,v,d; il divario massimo è √2, cioè il 41%, e cade quando i due componenti sono uguali.
La composizione si fa combinazione per combinazione, non sull'inviluppo globale: i due componenti hanno gli stessi coefficienti parziali e lo stesso k,mod. Dentro la combinazione ciascuno è preso al proprio massimo, quindi il risultato è al più cautelativo e in nessun caso in difetto. Il valore non cambia con la rotazione della sezione, perché la risultante del taglio non dipende dagli assi in cui la si scompone.
Un punto resta una scelta e la nota lo dice: la larghezza efficace della rel. 7.17 riduce la dimensione parallela alle fessure da ritiro, e nel piano debole il taglio è portato dall'altra. Il testo non dice che cosa farne, e si riduce anche quella dello stesso k,cf — la via più severa fra ridurre e non ridurre.
Dove la trave poggia, la reazione schiaccia il legno ortogonalmente alla fibratura, che è la direzione in cui il legno è più debole di un ordine di grandezza: f,c,0,k / f,c,90,k vale circa 10. La verifica confronta
e chiede un dato nuovo, la lunghezza di appoggio, che si scrive nodo per nodo nella colonna Appoggio della tabella dello schema statico. Finché manca — anche a un solo appoggio della campata — la voce compare fra quelle non eseguite e dice a quale nodo.
Le due norme prendono due strade per lo stesso fatto fisico: la compressione non resta sotto l'appoggio, si diffonde nel legno vicino che non è caricato.
Si usa quella della norma scelta nei dati generali, come per γ,M e per k,mod, e la voce dichiara quale ha usato. Applicarle insieme conterebbe l'aumento due volte, ed è il motivo per cui nel programma sono due funzioni separate.
Non sono però equivalenti, e conviene saperlo: nel campo d'uso ordinario l'Eurocodice è più generoso della CNR dal 18% al 73%. Su un appoggio interno con l = 120 mm e h = 320 mm, k,c,90 vale 2,744 mentre l,ef/l si ferma a 1,889. Le due si riallineano solo su appoggi molto lunghi, dove tutt'e due smettono di aumentare: oltre l = 595 mm il fattore (2,38 − l/250) non è più positivo e k,c,90 torna a 1,00, e la CNR non allarga più l'area oltre i 400 mm.
Compaiono in tabella come voci non eseguite, con il motivo, e solo quando servono: se negli inviluppi non c'è la grandezza che le rende necessarie, la voce non compare — un avviso che c'è sempre non lo legge più nessuno.
Nei dati generali si sceglie fra CNR-DT 206 R1/2018 con l'Annesso Nazionale e UNI EN 1995-1-1 (Eurocodice 5). Non è una preferenza di stile: cambia i numeri. I coefficienti parziali del legno massiccio valgono 1,50 con l'Annesso Nazionale e 1,30 con l'Eurocodice, cioè una resistenza di calcolo diversa del 15%; i k,mod differiscono nella sola classe di durata istantanea (1,00 contro 1,10). La relazione dichiara in ogni voce quale norma ha usato, perché due fascicoli con lo stesso titolo e numeri diversi devono poter essere distinti.
La classe di servizio (1, 2 o 3) sceglie la colonna del k,mod e descrive l'umidità dell'ambiente: 1 per interni riscaldati, 2 per coperture ventilate al riparo dalla pioggia, 3 per esposizione diretta. La classe di resistenza porta con sé l'edizione della UNI EN 338 da cui vengono i suoi valori: un lavoro riaperto domani ritrova i numeri con cui è stato verificato oggi, e non quelli di un'edizione nuova.
Le classi GL vengono dalla UNI EN 14080, trascritta nelle due tabelle che la norma tiene distinte: omogeneo (GL20h ... GL32h) e combinato (GL20c ... GL32c). Non sono la stessa cosa. A parità di classe di flessione il combinato ha trazione e compressione parallele minori — GL24c: f,t,0,k 17,0 contro 19,2, f,c,0,k 21,5 contro 24,0 — perché le lamelle esterne sono di qualità maggiore e quelle interne no. Flessione, taglio e le resistenze ortogonali coincidono. Scegliere l'omogeneo dove c'è il combinato rende più generosa del vero proprio la tenso-flessione.
Il lamellare porta con sé altre tre differenze: γ,M minore (1,45 invece di 1,50 con i coefficienti italiani, 1,25 invece di 1,30 con l'Eurocodice), nessuna riduzione della larghezza per fessurazione nel taglio (k,cf = 1,00: il massiccio perde un terzo della larghezza, il lamellare no), e il fattore di altezza k,h.
k,h vale per tutt'e due i materiali, con numeri diversi (CNR-DT 206 par. 4.2):
| materiale | k,h | si applica per | rel. |
|---|---|---|---|
| massiccio | min[(150/h)0,2 ; 1,30] | h < 150 mm | 4.1 |
| lamellare | min[(600/h)0,1 ; 1,10] | h < 600 mm | 4.2 |
Perché esiste. I valori caratteristici delle tabelle vengono da provini di dimensione fissata: 150 mm di altezza per il massiccio, 600 mm per il lamellare. Un elemento più piccolo del provino ha resistenza maggiore — è l'effetto scala — e k,h la restituisce. Un elemento più grande non la perde: semplicemente non si incrementa, e k,h vale 1,00. Una trave massiccia di 240 mm ha quindi k,h = 1,00, che non è un'assenza ma il valore giusto, e la nota della voce lo scrive.
È l'unico coefficiente del gruppo che gioca a favore, e il testo lo presenta come una facoltà: i valori caratteristici "possono essere incrementati". Il programma la usa e lo dichiara in ogni voce, così chi volesse rinunciarvi divide per k,h le resistenze riportate.
Quale dimensione è h cambia con la verifica, e il testo lo dice: a flessione è l'altezza dell'elemento inflesso, cioè la dimensione perpendicolare all'asse di flessione (h per M,y, b per M,z); a trazione parallela è il lato maggiore della sezione. Su una sezione 120×240 in lamellare sono tre numeri diversi, e la nota li riporta quando non coincidono.
k,crit,m riduce la resistenza a flessione per lo svergolamento del bordo compresso. La rel. 7.21 della CNR-DT 206 e la (6.34) dell'Eurocodice 5 sono la stessa espressione, con gli stessi tre rami e le stesse soglie: su questo le due norme non divergono. L'Eurocodice aggiunge una condizione che la CNR sottintende — vale per travi la cui deviazione iniziale dalla rettilineità sta nelle tolleranze della sua Section 10 — e che il programma non può controllare: è un presupposto di chi progetta. Il coefficiente si calcola sul tratto fra due ritegni torsionali successivi, non sulla luce: lo porta il dato dei ritegni della campata, che distingue i ritegni con efficacia torsionale da quelli senza.
La lunghezza efficace vale l,eff = beta·L,lt più una correzione per la posizione del carico, e dal 20/10/2026 nessuno dei due termini è più fisso.
La riga di beta il programma la riconosce dallo schema: trave appoggiata o mensola, carico distribuito su tutta la luce. La tabella da cui la legge la sceglie l'opzione di norma, come per γ,M e per k,mod, e le due non coincidono — l'Eurocodice non è mai meno severo della CNR, fino all'8,1% sulla forza concentrata in mezzeria:
| caso | CNR Tab. 7-4 | EC5 Tab. 6.1 |
|---|---|---|
| appoggiata, momento costante | 1,00 | 1,00 |
| appoggiata, distribuito | 0,88 | 0,90 |
| appoggiata, concentrata in mezzeria | 0,74 | 0,80 |
| mensola, distribuito | 0,49 | 0,50 |
| mensola, concentrata all'estremo | 0,78 | 0,80 |
Dove lo schema non è uno di quelli della tabella — e la trave continua non lo è, perché lì il testo rimanda a prescrizioni specifiche invece di dare un valore — si ripiega su momento costante, beta = 1,00, che è la riga più severa, e la nota dice perché. Le due righe della forza concentrata non si raggiungono in pratica: il peso proprio c'è sempre ed è distribuito su tutta la luce, quindi una campata non ha mai la sola forza concentrata che quelle righe descrivono.
La posizione del carico viene dal campo Carico della campata, lo stesso che serve a z,g dell'acciaio: sopra il baricentro la correzione vale +2h, sull'asse zero, sotto −0,5h. Su una mensola i primi due si scambiano, perché lì il bordo superiore è quello teso — ma il risultato non cambia di segno: un carico applicato sopra destabilizza in tutt'e due gli schemi. Senza il campo vale sopra, la posizione più sfavorevole.
Sul lamellare non si applica l'amplificazione del prodotto E,0,05 G,0,05 consentita a partire da dieci lamelle, perché quante lamelle ci siano il tool non lo chiede.
Dichiarare nella campata che l'instabilità trasversale è impedita porta k,crit,m a 1,00, come consente il par. 7.6.1.2.1: è una dichiarazione del progettista, e la relazione la riporta come tale. Dove k,crit,m non si è potuto calcolare la verifica a flessione non viene eseguita, invece di usare 1,00: usare 1,00 vorrebbe dire dire "non instabile" senza averlo verificato.
L'instabilità di colonna — quella di un'asta compressa, che si inarca invece di schiacciarsi — dipende da quanto l'asta è lunga e da come è vincolata ai capi. Il dato che la governa è la lunghezza di libera inflessione l,0 = β L, e è diversa nei due piani: si assegna per campata, con β,y nel piano forte (quello in cui la trave è inflessa) e β,z in quello debole.
Zero significa automatico, ed è il valore di partenza. Le due colonne l,0 della tabella dei ritegni mostrano sempre la lunghezza usata, col β fra parentesi quando viene dedotto: un campo a zero che non mostra niente farebbe credere che niente sia stato assunto.
β,y, piano forte: lo trattengono i soli incastri ai capi della campata.
| vincoli ai capi | β,y |
|---|---|
| due incastri | 0,50 |
| un incastro | 0,70 |
| nessun incastro | 1,00 |
| un estremo libero (sbalzo) | 2,00 |
Su un appoggio interno di trave continua la deduzione è cautelativa: la continuità con la campata vicina trattiene la rotazione, quindi il β vero è minore di 1,00. Il programma non lo sfrutta e lo dichiara in relazione.
β,z, piano debole: qui gli incastri non contano, perché agiscono nel piano forte. Contano i ritegni trasversali, perché la lunghezza libera è il tratto fra due ritegni successivi: β,z = L,cr / L, che vale 1,00 senza ritegni intermedi e scende con essi. Su uno sbalzo vale 2,00 e i ritegni intermedi non si tengono in conto, che è cautelativo.
Su un profilo a doppio T è quasi sempre il piano debole a governare, ma non per definizione: con ritegni fitti può essere l'altro, e il programma calcola tutt'e due e dichiara quale ha vinto.
Dove entra. Sul legno, nella verifica delle aste presso-inflesse: la snellezza λ = l,0/i porta a λ,rel,c (rel. 7.29) e quindi ai due k,crit,c (rel. 7.30), che riducono la resistenza a compressione nelle quattro disuguaglianze della rel. 7.31. Sull'acciaio, nel carico critico N,cr = π²EJ/l,0², da cui la snellezza normalizzata, la curva d'instabilità della Tab. 4.2.VIII e N,b,Rd = χ A f,yk / γ,M1 (rel. 4.2.41-4.2.47).
Sull'acciaio il testo consente di trascurare gli effetti dell'instabilità quando λ < 0,2 oppure N,Ed < 0,04 N,cr: il programma applica le due soglie e, quando mordono, lo scrive invece di far sparire la voce.
Quello che ancora non c'è: sull'acciaio l'interazione M-N di stabilità, perché il par. 4.2.4.1.3.3 non porta formule e rimanda ad altre norme — verificare la colonna e la trave una per una non copre l'asta presso-inflessa, e dove le due cose coesistono la voce compare fra quelle non eseguite. Sul legno la 7.31 invece l'interazione ce l'ha, ed è calcolata.
Sull'acciaio il programma verifica la resistenza delle sezioni e, dal 19 ottobre 2026, anche la stabilità delle membrature: quella flesso-torsionale della trave inflessa e quella flessionale dell'asta compressa. Resta fuori la loro interazione, perché il par. 4.2.4.1.3.3 non porta formule e rimanda ad altre norme: dove una campata è insieme compressa e inflessa, la voce compare fra quelle non eseguite.
Su una trave di luce ordinaria senza ritegni è la stabilità a governare, non la resistenza: un IPE300 in S275 su 6,00 m ha M,c,Rd = 164,6 kNm e M,b,Rd = 64,4 kNm, cioè il 61% in meno. Chi guardasse la sola resistenza di sezione si troverebbe con una trave che passa al 37% e che in realtà è sfruttata al 95%.
Si parte dalla classe della sezione (Tab. 4.2.III, IV e V), che decide come si calcola la resistenza: plastica per le classi 1 e 2, elastica per la 3, sulla sezione efficace per la 4. Anima e ala si classificano separatamente e vince la peggiore. La classe compare nella nota di ogni voce, con i rapporti c/t che l'hanno determinata e con epsilon.
Sono verificate:
L'interazione M-N le NTC non la danno: il par. 4.2.4.1.3.3 dice soltanto che "si debbono studiare i relativi fenomeni di instabilità facendo riferimento a normative di comprovata validità". Le formule stanno nella Circolare esplicativa, che ne porta tre: il Metodo A, il Metodo B e un metodo generale. Il programma usa il Metodo B, le due disuguaglianze della [C4.2.37], perché è costruito sui coefficienti χ,y, χ,z e χ,LT che il programma già calcola. Si riporta la peggiore delle due.
I coefficienti di interazione k,yy, k,yz, k,zy e k,zz vengono dalla Tab. C4.2.IV per le sezioni chiuse e per quelle aperte vincolate a torsione, dalla Tab. C4.2.V per quelle deformabili torsionalmente: la differenza sta tutta in k,zy, che nella seconda è molto maggiore. Il programma sceglie dalla forma della sezione e dalla dichiarazione di instabilità trasversale impedita della campata, e scrive in nota quale tabella ha usato.
I coefficienti correttivi del momento della Tab. C4.2.VI sono trascritti ma non ancora usati: classificare il diagramma reale nelle righe della tabella è un lavoro a sé, e finché non c'è si assume α,m = 1,00, che è il massimo della tabella e quindi il valore più severo — il diagramma reale darebbe sempre una verifica meno gravosa.
Non sono verificate, e si dichiarano quando servono:
L'instabilità flesso-torsionale si verifica con M,Ed/M,b,Rd ≤ 1 e M,b,Rd = χ,LT W,y f,yk / γ,M1 (rel. 4.2.48 e 4.2.49). Il coefficiente χ,LT viene dalla snellezza normalizzata λ,LT, che viene dal momento critico elastico M,cr — e M,cr le NTC lo nominano senza darlo: sta nell'Appendice F (informativa) dell'Eurocodice 3, rel. [F 4], da cui è trascritto. "Informativa" vuol dire che è il procedimento raccomandato, non l'unico ammesso, e la relazione lo dichiara.
Il tratto è quello fra due ritegni torsionali successivi, come nel legno. La voce non compare in due casi: quando l'instabilità trasversale è dichiarata impedita nella campata, e quando la sezione non è suscettibile — tondo cavo e quadro cavo, per l'EC3 par. 6.3.2.1(2): una sezione con J,z uguale a J,y non ha un asse debole attorno a cui sbandare. In tutt'e due i casi la relazione scrive perché, invece di non scrivere niente.
Quattro ipotesi, tutte in nota perché nessuna è una scelta dell'utente:
Per χ,LT si usano i valori che il testo indica per il caso generale: f = 1, β = 1, Kχ = 1 e λ,LT,0 = 0,2, che sono i più severi. Per i profili a I o H il testo consente λ,LT,0 fino a 0,4 e β non minore di 0,75, che alzano χ,LT: non applicarli è a favore di sicurezza. La curva di stabilità viene dalla Tab. 4.2.IX (b): sezione laminata ad I con h/b ≤ 2 curva b, oltre curva c.
Due semplificazioni cautelative, dichiarate in nota perché non sono scelte di chi progetta: l'anima insieme inflessa e compressa viene classificata come interamente compressa (33-38-42ε invece di 72-83-124ε), perché il caso misto della Tab. 4.2.III dipende da α e ψ che il testo non riporta per esteso; e l'ala viene classificata come interamente compressa, che per uno sporto è il caso peggiore ed è esatto quando la flessione è retta.
f,yk si sceglie sullo spessore. La Tab. 4.2.I ha due colonne, fino a 40 mm e da 40 a 80 mm, e la seconda è 20 N/mm² più bassa: si guarda lo spessore maggiore fra ala e anima, e la nota scrive quale colonna ha usato. Su un HEM l'ala supera i 40 mm, e prendere la prima colonna vorrebbe dire verificare con una resistenza che quel profilo non ha.
Il fattore di confidenza non entra nelle verifiche dell'acciaio: la Tab. 4.2.I porta valori nominali di f,yk, e come FC si combini con essi su una costruzione esistente non è stato ricavato da un testo. Sul legno invece divide le resistenze. La relazione lo dichiara, perché è una differenza che pesa su un intervento su esistente.
Nel riquadro di sintesi delle campate, con il colore: verde verificata, rosso non verificata, grigio non disponibile, più lo sfruttamento massimo e la voce che lo determina. Nella relazione, nella parte Verifiche estese: una tabella per campata con domanda, capacità, sfruttamento, esito e la nota che riporta k,mod, gamma,M, FC, k,crit,m e la combinazione che governa. In coda, gli avvisi che valgono per tutta la travata, fra cui il perimetro di quello che si è fatto: è la prima cosa da leggere, e il fascicolo lo scrive anche quando nessuna parte lo richiede, perché un fascicolo che non dice che cosa non contiene è il modo più diretto di far credere che contenga tutto.
I numeri di norma non sono scritti dentro le verifiche: stanno in un modulo a parte (inc/norma_legno.php), trascritti dal testo, e le verifiche li chiedono. Il riscontro prova_verifica.php li confronta con conti rifatti a mano, verifica che le due norme diano numeri diversi, che un'edizione diversa della UNI EN 338 dia valori diversi, e che una campata con una verifica mancante non risulti verificata.
Stampa Relazione non stampa: apre la scelta di che cosa stampare, e il documento si scarica da lì. Due elenchi, e nessuno dei due è un di più.
Formulazioni adottate è il contrario del perimetro: il perimetro dice che cosa non si è fatto, questo dice con che cosa si è fatto il resto. Spuntandolo, nei dati generali compare l'elenco di ogni relazione usata dalle verifiche con il documento da cui viene — e subito sotto l'elenco dei coefficienti non applicati, perché un elenco di formulazioni senza i mancanti si legge come un elenco completo. L'elenco lo danno i moduli di norma, non la pagina: le relazioni stanno dove stanno le formule, e le voci che dipendono dalla norma scelta per il progetto riportano già la fonte effettiva. In un fascicolo con travate di materiale diverso si stampano le relazioni di tutt'e due.
La scelta è un ingresso e si può fare anche prima di calcolare: una travata che non si vuole consegnare va potuta escludere soprattutto se non calcola. È il comando che scarica a richiedere un risultato.
Con più travate accese il documento è uno solo, e segue quest'ordine:
Ogni travata viene ricalcolata nel momento in cui il documento si scrive: i numeri stampati sono quelli dei dati stampati accanto, non quelli di un calcolo fatto prima di una modifica. Una travata che non calcola ha lo stesso il suo capitolo e la sua riga, con il motivo al posto dei numeri: un capitolo che mancasse non si vedrebbe.
Le figure di tutte le travate — schema dell'ingresso e diagrammi — sono comprese. Vanno però preparate: Word rende le immagini e non i disegni vettoriali, e a trasformarli in immagini è il programma a video, una travata per volta. Per questo, premendo Scarica la relazione di un fascicolo con più travate, la riga di stato scorre le travate e lo scarico richiede qualche secondo: non è bloccato.
Se una figura non riesce a essere preparata il documento lo dichiara dove manca, con la didascalia che dice quale figura sarebbe: una figura che sparisce senza dirlo farebbe credere di non averla chiesta. E se le immagini di tutte le travate pesassero più di quanto il server accetta in una sola richiesta, il programma lo dice prima di mandarle e indica che cosa togliere, invece di lasciare una pagina che torna vuota.
Quello che il modulo non fa. È l'elenco da leggere prima di usarlo, non dopo.