Riferimenti: NTC 2018 cap. 3.3 (D.M. 17 gennaio 2018, S.O. n. 8 alla G.U. n. 42 del 20-2-2018) e Circolare 21 gennaio 2019 n. 7 cap. C3.3 (S.O. n. 5 alla G.U. n. 35 del 11-2-2019). Le tabelle riportate in questa guida sono trascritte da quei testi, e sono le stesse che il programma adopera nel calcolo.
Il tool calcola la pressione del vento sulle superfici di una costruzione a pianta rettangolare, e la restituisce come due azioni alternative — pressione e depressione — superficie per superficie e per ciascuna delle due direzioni principali della pianta.
La filiera si divide in due parti, e la divisione non è formale:
NTC par. 3.4.1, 3.4.2, 3.4.4, 3.4.5 — Circolare C3.4.1
Il valore di riferimento al suolo q,sk dipende dalla zona e dalla quota. Fino a 200 m vale il valore di zona; oltre, cresce con il quadrato dell'altitudine secondo le espressioni da [3.4.2] a [3.4.5]. Oltre i 1500 m la norma non dà formula: prescrive di riferirsi alle condizioni locali con valori comunque non inferiori a quelli previsti per 1500 m, e il programma calcola il valore al limite dichiarandolo un minimo.
Per le fasi di costruzione e le fasi transitorie il periodo di ritorno può essere ridotto, con gli stessi minimi del vento: almeno 5 anni per durate fino a tre mesi, almeno 10 anni fra tre mesi e un anno. La conversione usa l'espressione C3.4.1 con coefficiente di variazione 0,60: a 10 anni il carico scende al 70% circa, a 5 anni al 56%.
Il coefficiente di esposizione C,E vale 0,90 per le aree battute dai venti, 1,00 per le normali, 1,10 per quelle riparate; se non diversamente indicato si assume 1. Il coefficiente termico C,t si pone pari a 1 in assenza di uno specifico e documentato studio: valori inferiori sono sconsigliati in linea generale e ammessi solo dove il carico al suolo supera 1,5 kN/m² e la trasmittanza supera 1 W/m²K. Per edifici tenuti sotto 0 gradi — frigoriferi, piste di pattinaggio — si raccomanda invece 1,20, ed è l'unico caso in cui amplifica.
NTC par. 3.4.3.1, Tab. 3.4.II — Circolare Tab. C3.4.I
Il coefficiente di forma decresce con la pendenza: 0,8 fino a 30 gradi, poi 0,8 (60 − alfa)/30, nullo da 60 gradi in su. Il valore nullo è voluto, la neve non si accumula: non va confuso con un dato mancante.
Il coefficiente di accumulo mu,2 della Tab. C3.4.I descrive la neve redistribuita dal vento e si applica al compluvio delle coperture a più falde: vale 0,8 + 0,8 alfa/30 fino a 30 gradi, poi 1,6. A 30 gradi è il doppio di mu,1, a 45 gradi il quadruplo. Oltre i 60 gradi la tabella lo lascia in bianco, e non è uno zero: è un caso non contemplato.
Coperture estese, Circolare C3.4.3.2: su una copertura piana molto grande il vento rimuove il manto in modo via via meno efficace. Definita la dimensione equivalente L,c = 2W − W²/L, oltre i 50 m si adotta mu,1 = 0,8 C,e,F con C,e,F che sale fino a 1,25. È un amplificatore: trascurarlo non è cautelativo.
NTC par. 3.4.3.2 e 3.4.3.3 — Circolare C3.4.3.3
Una falda (par. 3.4.3.2): una sola condizione, carico pieno.
Due falde a colmo (par. 3.4.3.3): tre condizioni alternative. Caso I con mu,1 pieno su entrambe le falde; Caso II con metà carico sulla prima; Caso III con metà carico sulla seconda.
I casi II e III non sono un'attenuazione: sono carichi asimmetrici, e su una struttura simmetrica producono sollecitazioni che il carico pieno non genera — momento in mezzeria di segno diverso, reazioni disuguali, spinta sui ritti. Su una capriata o su un telaio è spesso uno di questi a governare.
Più falde con compluvio (Circolare C3.4.3.3): due condizioni. Il Caso (i) è la neve depositata in assenza di vento, con mu,1 su ciascuna falda; il Caso (ii) è la neve redistribuita, con mu,2 al compluvio calcolato sull'inclinazione media delle due falde convergenti. Il caso (ii) governa le strutture di compluvio.
La Circolare avverte inoltre che se una o entrambe le falde convergenti superano i 60 gradi la scelta dei coefficienti richiede attenzione particolare, e che l'effetto degli accumuli in presenza di irregolarità del piano di copertura va considerato per compluvi con campate oltre 3,5 m e falde da 30 gradi in su. Nessuna delle due cose è automatizzata.
Circolare C3.4.3.2 e C3.4.3.3.1 ÷ C3.4.3.3.6
Oltre alle coperture a una, due o più falde il tool tratta due tipologie che di solito si risolvono a mano, e tre effetti locali. Sono i casi in cui il coefficiente di forma supera di molto lo 0,8 ordinario, quindi quelli in cui conviene di più averli calcolati.
Due condizioni: carico uniforme con mu = 0,8, e la distribuzione con mu,3 = 0,2 + 10 h/b limitato a 2,00, nulla se l'inclinazione della tangente all'imposta supera i 60 gradi. Su una corda di 20 m con monta di 5 m, mu,3 vale 2,00 contro 0,80: due volte e mezzo. Sulle volte ribassate è il caso (ii) a governare.
È il caso più gravoso di tutti. L'accumulo somma due fenomeni distinti: mu,s, la neve che scivola dalla copertura superiore, nullo fino a 15 gradi di inclinazione; e mu,w, la redistribuzione operata dal vento, pari a (b1 + b2)/2h con il limite gamma h / q,sk e l'intervallo 0,80 ÷ 4,00. La zona di accumulo è lunga l,s = 2h, fra 5 e 15 m; se la copertura inferiore è più corta, il coefficiente al bordo si interpola.
Con un dislivello di 2 m e una falda superiore a 30 gradi si arriva a mu,2 = 3,58, cioè quattro volte e mezzo il carico ordinario.
Su una copertura piana molto grande il vento rimuove il manto in modo via via meno efficace. Definita L,c = 2W − W²/L, oltre i 50 m si adotta mu,1 = 0,8 C,e,F con C,e,F fino a 1,25. È un amplificatore: trascurarlo non è cautelativo.
Parapetti di bordo e altre sporgenze su coperture piane causano accumuli nelle zone di ombra aerodinamica: mu,2 = gamma h / q,sk con gamma = 2 kN/m³, fra 0,80 e 2,00, su una zona lunga 2h fra 5 e 15 m. Un parapetto da 1,5 m satura già il limite superiore.
In località oltre gli 800 m, nella verifica delle parti di copertura a sbalzo sulle murature di facciata: q,se = k q,s² / gamma con gamma = 3,0 kN/m³ e k = 3/d limitato a d gamma, essendo d la profondità del manto.
È un carico lineare in kN/m applicato al bordo, e va SOMMATO al carico agente su quella parte di tetto, non sostituito.
F,s = q,s b sin(alfa) per unità di lunghezza dell'edificio, dove b è la distanza in pianta fra il paraneve e il successivo o il colmo. In questa condizione il coefficiente d'attrito fra la massa di neve e la copertura si assume nullo: è la neve che scivola per intero.
Attenzione al legame con la regola del par. 3.4.3.1: la presenza di un paraneve alla gronda impone anche mu,1 non inferiore a 0,8 sulla falda, qualunque sia l'inclinazione. Sono due effetti dello stesso ostacolo, e vanno considerati entrambi.
NTC par. 3.3.1, 3.3.2, 3.3.6
La velocità base di riferimento è il valore medio su 10 minuti, a 10 m di altezza sul suolo, su terreno pianeggiante e omogeneo di categoria di esposizione II, riferito a un periodo di ritorno di 50 anni. Per T,R = 50 anni c,r vale 1,000734, che la norma arrotonda a 1.
Per le fasi di costruzione e le fasi transitorie il periodo di ritorno può essere ridotto: almeno 5 anni per durate non superiori a tre mesi, almeno 10 anni per durate fra tre mesi e un anno.
Oltre i 1500 m la formula di c,a non si applica. La norma prescrive di riferirsi alle condizioni locali di clima e di esposizione, con valori comunque non inferiori a quelli previsti per 1500 m. Il programma calcola il valore al limite e lo dichiara un minimo, invece di estrapolare fuori campo.
NTC par. 3.3.7, Tab. 3.3.II, Tab. 3.3.III, Fig. 3.3.2
L'espressione è fornita per altezze sul suolo non superiori a 200 m; oltre, il programma non calcola. Il coefficiente di topografia c,t è posto generalmente pari a 1, sia in pianura sia in zone ondulate, collinose e montane; per costruzioni presso la sommità di colline o pendii isolati può essere ricavato da dati suffragati da opportuna documentazione.
La categoria di esposizione si ricava dalla Fig. 3.3.2 a partire da zona, distanza dalla costa, classe di rugosità del terreno e quota. Il programma la assegna in automatico quando la classe di rugosità e la distanza dalla costa sono note. I trattini della figura non sono valori mancanti: entro la fascia costiera la Tab. 3.3.III impone già la classe D, quindi le classi A, B e C non vi si presentano.
Nel dubbio sulla classe di rugosità si assegna la più sfavorevole: l'azione del vento è in genere minima in classe A e massima in classe D.
NTC par. 3.3.3, 3.3.4, 3.3.8 — Circolare C3.3.8
Le azioni del vento sono pressioni e depressioni agenti normalmente alle superfici, sia esterne sia interne. L'azione su ciascun elemento va determinata considerando la combinazione più gravosa delle pressioni agenti sulle due facce: da qui la differenza c,pe − c,pi, con il c,pi accoppiato nel verso che aggrava.
Il coefficiente dinamico c,d può essere assunto cautelativamente pari a 1 per le costruzioni di tipologia ricorrente, quali gli edifici di forma regolare non eccedenti 80 m di altezza e i capannoni industriali. Oltre quella soglia va determinato con analisi specifiche o con dati di comprovata affidabilità: il programma non lo calcola.
Circolare C3.3.8.1.1, Tab. C3.3.I
I coefficienti dipendono dal rapporto h/d fra altezza e profondità nella direzione del vento. Ruotando la direzione, d cambia: sono due verifiche distinte.
Quando h/d non è noto il programma adotta l'inviluppo, cioè il valore più gravoso su tutto il campo. Le tre funzioni sono monotone in h/d, quindi il peggio sta sempre a un estremo e l'inviluppo è esatto, non una stima. La tabella si ferma a h/d = 5: per edifici più snelli la Circolare rimanda a studi specifici di settore.
Circolare C3.3.8.1.2 ÷ C3.3.8.1.4
Coperture piane, inclinazione fra −5° e +5°: la Tab. C3.3.III prescrive due zone e non due alternative sulla stessa superficie. La fascia sopravento, profonda quanto il minimo fra b/2 e h, vale c,pe = −0,80; sulle restanti zone la pressione può assumere sia valori negativi sia positivi, ±0,20, e si devono considerare entrambi i casi.
Falda sopravento, vento ortogonale al colmo: Tab. C3.3.V, con il ramo positivo che parte da 0° e quello negativo che copre da −60° a +45°. Vale anche per la falda sopravento delle coperture a doppia falda.
Falda sottovento: Tab. C3.3.IX. Vento parallelo al colmo: Tab. C3.3.VI per la falda singola e Tab. C3.3.X per la doppia, con una fascia sopravento e le restanti zone; in quella condizione la copertura è in depressione ovunque e non esiste un ramo in pressione.
Convenzione dei segni adottata dal programma, la stessa della Fig. C3.3.11: inclinazione positiva quando la falda sale verso la linea centrale (copertura a colmo), negativa quando scende (copertura a impluvio).
Circolare C3.3.8.5
Il paragrafo non enuncia tre categorie fra cui scegliere: enuncia tre condizioni da verificare, nell'ordine, sulle aree delle aperture.
Circolare C3.3.8.2, Tab. C3.3.XV e C3.3.XVI
Una tettoia non ha c,pe più c,pi: ha un coefficiente di forza netto c,F, e la risultante vale F = q,p · L² · c,F, normale alla falda. Sono famiglie diverse e non se ne può ipotizzare una: il tipo di costruzione va scelto.
Il grado di bloccaggio phi è il rapporto fra l'area esposta di un'eventuale ostruzione sotto la tettoia e l'area totale della superficie ortogonale al vento sotto di essa: 0 tettoia libera, 1 spazio completamente ostruito. Non assegnandolo, il programma adotta l'inviluppo, cioè il risucchio più gravoso fra i due estremi, e dichiara quale dei due rami ha vinto.
Campi tabellati: da 0° a 30° per la falda singola, da −20° a +30° per la doppia. Fuori da quei campi il calcolo non viene eseguito.
NTC par. 3.3.5, Circolare C3.3.8.8, Tab. C3.3.XIX
È l'azione tangente per unità di superficie parallela alla direzione del vento. Il criterio con cui si sceglie l'area viene quindi dalla norma: concorrono le superfici parallele al flusso. La norma non quantifica però quanto una superficie possa discostarsi dal parallelismo prima di uscire dal campo, né indica una soglia sotto la quale l'azione si possa trascurare; il par. 3.3.3 si limita a dire che se ne deve tenere conto nel caso di costruzioni di grande estensione.
Il programma propone un'area comprendente le pareti laterali e, solo per coperture pressoché piane, la superficie sviluppata della copertura. La soglia di 5° con cui le falde entrano o non entrano nel conto è una scelta del programma, coerente con il criterio della norma ma non prescritta: il valore proposto va confermato.
NTC par. 3.3.3
La norma prescrive di considerare come direzione del vento quella corrispondente a uno degli assi principali della pianta: su una costruzione rettangolare sono due verifiche, non una. Il programma le chiama +X, ortogonale al colmo, e +Y, parallela al colmo.
Fra le due cambiano tre cose: i coefficienti della copertura, che passano ad altre tabelle; le dimensioni in pianta, che si scambiano e quindi cambiano h/d e con esso i coefficienti delle pareti; la superficie su cui agisce l'azione tangente. Le due condizioni sono alternative e non si sommano.
Per le torri a base quadrata o rettangolare la norma chiede di considerare anche l'ipotesi di vento spirante secondo una diagonale: quel caso non è implementato.
Quattro grandezze si possono assegnare invece che calcolare: il coefficiente di altitudine c,a, il coefficiente d'attrito c,f, l'area dell'azione tangente e la pressione di progetto. In ogni caso il valore prodotto dal calcolo resta visibile accanto a quello adottato, e la relazione dichiara che il valore è assegnato.
Non è uno scostamento dalla norma: il par. 3.3.8 prevede espressamente che i coefficienti aerodinamici possano essere ricavati da dati suffragati da opportuna documentazione o da prove sperimentali in galleria del vento. La provenienza va però indicata da chi calcola.
Le tabelle qui sotto sono le stesse che si aprono nella pagina di
ingresso con il marcatore tab accanto ai campi. Quelle che
contengono valori usati dal calcolo sono generate dalle funzioni che calcolano,
quindi il valore mostrato e quello adoperato sono lo stesso valore.
| Classe | Descrizione |
|---|---|
| A | Aree urbane in cui almeno il 15% della superficie sia coperto da edifici la cui altezza media superi i 15 m |
| B | Aree urbane (non di classe A), suburbane, industriali e boschive |
| C | Aree con ostacoli diffusi (alberi, case, muri, recinzioni, ...); aree con rugosità non riconducibile alle classi A, B, D |
| D | a) Mare e relativa fascia costiera (entro 2 km dalla costa) b) Lago (con larghezza massima pari ad almeno 1 km) e relativa fascia costiera (entro 1 km dalla riva) c) Aree prive di ostacoli o con al più rari ostacoli isolati (aperta campagna, aeroporti, aree agricole, pascoli, zone paludose o sabbiose, superfici innevate o ghiacciate, ...) |
L'assegnazione della classe di rugosità NON dipende dalla conformazione orografica e topografica del terreno.
Si può assumere che il sito appartenga alla classe A o B purché la costruzione si trovi nell'area relativa per non meno di 1 km e comunque per non meno di 20 volte l'altezza della costruzione, per tutti i settori di provenienza del vento ampi almeno 30 gradi.
Si DEVE assumere la classe D qualora la costruzione sorga nelle aree indicate con le lettere a) o b), oppure entro un raggio di 1 km da essa vi sia un settore ampio 30 gradi dove il 90% del terreno sia del tipo indicato con la lettera c).
Laddove sussistano dubbi sulla scelta della classe di rugosità, si deve assegnare la classe più sfavorevole: l'azione del vento è in genere minima in classe A e massima in classe D.
| Categoria | k,r | z,0 [m] | z,min [m] |
|---|---|---|---|
| I | 0,17 | 0,01 | 2 |
| II | 0,19 | 0,05 | 4 |
| III | 0,20 | 0,10 | 5 |
| IV | 0,22 | 0,30 | 8 |
| V | 0,23 | 0,70 | 12 |
DA COMPLETARE: la regola che assegna la categoria a partire da zona, distanza dalla costa e classe di rugosità non è stata letta dalla fonte. Finché manca, la categoria la sceglie chi calcola: il programma non la indovina. Nel dubbio, la classe di rugosità più sfavorevole porta alla categoria più gravosa.
| Zona | v,b0 [m/s] | a,0 [m] | k,s | Ambito |
|---|---|---|---|---|
| 1 | 25 | 1.000 | 0,40 | Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia (con l'eccezione della provincia di Trieste) |
| 2 | 25 | 750 | 0,45 | Emilia Romagna |
| 3 | 27 | 500 | 0,37 | Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria (esclusa la provincia di Reggio Calabria) |
| 4 | 28 | 500 | 0,36 | Sicilia e provincia di Reggio Calabria |
| 5 | 28 | 750 | 0,40 | Sardegna (zona a oriente della retta congiungente Capo Teulada con l'Isola di Maddalena) |
| 6 | 28 | 500 | 0,36 | Sardegna (zona a occidente della retta congiungente Capo Teulada con l'Isola di Maddalena) |
| 7 | 28 | 1.000 | 0,54 | Liguria |
| 8 | 30 | 1.500 | 0,50 | Provincia di Trieste |
| 9 | 31 | 500 | 0,32 | Isole (con l'eccezione di Sicilia e Sardegna) e mare aperto |
| Classe | entro 2 km | 2-10 km | 10-30 km | oltre 30 km fino a 500 m | 500-750 m | oltre 750 m |
|---|---|---|---|---|---|---|
| A | — | IV | IV | V | V | V |
| B | — | III | III | IV | IV | IV |
| C | — | II | III | III | IV | IV |
| D | I | II | II | II | III | IV |
| Classe | entro 2 km | 2-10 km | 10-30 km | oltre 30 km fino a 500 m | oltre 500 m |
|---|---|---|---|---|---|
| A | — | III | IV | V | V |
| B | — | II | III | IV | IV |
| C | — | II | III | III | IV |
| D | I | I | II | II | III |
| Classe | entro 1,5 km | 1,5-2 km | oltre 2 km |
|---|---|---|---|
| A | — | — | IV |
| B | — | — | IV |
| C | — | — | III |
| D | I | II | III |
| Classe | ovunque |
|---|---|
| A | I |
| B | I |
| C | I |
| D | I |
Il trattino non è un valore mancante: entro la fascia costiera la Tab. 3.3.III impone già la classe D, quindi le classi A, B e C non vi si presentano.
Nelle zone 1-5 due caselle dipendono anche dalla zona: la fascia 2-10 km in classe C vale II nelle zone 1-4 e III nella zona 5; la fascia oltre 750 m in classe D vale IV nella zona 1 e III nelle zone 2-5. Nelle zone 7-8, oltre 2 km in classe D vale II nella zona 8 e III nella zona 7. La tabella qui sopra mostra la zona 1 e la zona 7.
Il par. 3.3.7 aggiunge che entro 40 km dalla costa la categoria è indipendente dall'altitudine: fra 30 e 40 km l'indicazione si sovrappone alle colonne per quota della figura, e il programma avvisa.
| c,f | Superficie |
|---|---|
| 0,01 | Liscia: acciaio, cemento a faccia liscia |
| 0,02 | Scabra: cemento a faccia scabra, catrame |
| 0,04 | Molto scabra: ondulata, costolata, piegata |
Il par. 3.3.8 delle NTC non tabella c,f: dice che dipende dalla scabrezza della superficie e ammette valori ricavati da documentazione o da prove in galleria del vento. I valori qui sopra vengono dalla Circolare.
| Valori negativi | Valori positivi | ||
|---|---|---|---|
| alfa <= -60 | c,pe = -0,50 | 0 <= alfa <= 45 | c,pe = +alfa/75 |
| -60 <= alfa <= -15 | c,pe = -0,50 - (alfa+60)/90 | 45 <= alfa <= 75 | c,pe = +0,60 + (alfa-45)/150 |
| -15 <= alfa <= 30 | c,pe = -1,00 + (alfa+15)/75 | Fra 5 e 45 gradi la pressione può variare rapidamente da valori negativi a positivi: la Circolare fornisce entrambi i segni e prescrive di considerare AMBEDUE le condizioni di carico. | |
| 30 <= alfa <= 45 | c,pe = -0,40 + (alfa-30)/37,5 | ||
Entro 5 gradi la copertura è assimilata a piana e vale la Tab. C3.3.III, che prescrive due ZONE: fascia sopravento di profondità pari al minimo fra b/2 e h con c,pe = -0,80, restanti zone con c,pe = ±0,20.
| Faccia | Campo | c,pe |
|---|---|---|
| Sopravento | h/d <= 1 | 0,70 + 0,10 h/d |
| h/d > 1 | 0,80 | |
| Sottovento | h/d <= 1 | -0,30 - 0,20 h/d |
| 1 < h/d <= 5 | -0,50 - 0,05 (h/d - 1) | |
| Laterali | h/d <= 0,5 | -0,50 - 0,80 h/d |
| h/d > 0,5 | -0,90 |
La tabella si ferma a h/d = 5. Per edifici più snelli la Circolare rimanda a studi specifici di settore.
| Inclinazione | 0 ÷ 30° | 30 ÷ 60° | >= 60° |
|---|---|---|---|
| mu,1 | 0,8 | 0,8 (60 - alfa)/30 | 0,0 |
| mu,2 | 0,8 + 0,8 alfa/30 | 1,6 | — |
mu,1 è la neve depositata, mu,2 quella redistribuita dal vento al compluvio: a 30 gradi vale il DOPPIO, a 45 gradi il QUADRUPLO. Il trattino su mu,2 oltre i 60 gradi non è uno zero: è un caso che la tabella non contempla.
Par. 3.4.3.1: la tabella presuppone che alla neve non sia impedito di scivolare. Se la gronda termina con un parapetto, una barriera paraneve o altre ostruzioni, mu,1 non può essere assunto inferiore a 0,8 qualunque sia l'angolo.
| Topografia | Descrizione | C,E |
|---|
Se non diversamente indicato si assume C,E = 1 (par. 3.4.4).
| Zona | a,s <= 200 m | a,s > 200 m |
|---|
Oltre i 1500 m la norma non dà formula: prescrive di riferirsi alle condizioni locali con valori non inferiori a quelli dei 1500 m. Il programma calcola il valore al limite e lo dichiara un MINIMO.
Estratti delle fonti da cui il tool è stato scritto. Sono i testi pubblicati in Gazzetta Ufficiale: un riferimento come «Tab. C3.3.V» è verificabile solo se si ha il documento sotto mano.
I documenti stanno nella cartella comune alla suite, tools/docs, divisa per ARGOMENTO. Ogni tool dichiara di quali argomenti ha bisogno e vede quelli: lo stesso estratto serve a più tool, e una copia sola in un posto solo è l'unico modo perché non divergano. A parità di nome vince la copia più condivisa.
| Documento | Cartella | Contenuto |
|---|---|---|
| Circolare 2019 — cap. C3.3, Azioni del vento Circolare_NTC_2018_Gazzetta_cap3_vento.pdf — 3198 kB | vento | Coefficienti aerodinamici: Tab. C3.3.I, III, V, VI, IX, X, XV, XVI, XIX e i paragrafi da C3.3.8.1 a C3.3.8.8. |
| NTC 2018 — cap. 3.3, Azioni del vento NTC_2018_Vento.pdf — 454 kB | vento | Tab. 3.3.I, 3.3.II e 3.3.III, Fig. 3.3.2 e le espressioni da [3.3.1] a [3.3.7]. |
| Circolare_NTC_2018_Gazzetta_cap3_neve.pdf Circolare_NTC_2018_Gazzetta_cap3_neve.pdf — 374 kB | del tool | Documento non descritto: aggiungerlo a SuiteDocsNoti() in inc/docs_inc.php. |
| NTC 2018 — cap. 3.4, Azioni della neve NTC_2018_Neve.pdf — 658 kB | del tool | Contiene la Tab. 3.4.I del coefficiente di esposizione. |
Documentazione generale della suite — tutti i documenti, non i soli argomenti di questo tool.
Quello che segue è l'elenco di ciò che il tool non copre, o copre con un'assunzione dichiarata. Va letto prima di adottare il programma, non dopo.
| Punto | Stato |
|---|---|
| Coefficienti locali c,pe,10 e c,pe,1 | Non implementati. Il programma fornisce i soli coefficienti globali, utilizzabili per le azioni d'insieme su porzioni estese. Per il dimensionamento di elementi di rivestimento e dei loro fissaggi servono i coefficienti locali delle Tab. C3.3.II, C3.3.IV, C3.3.VII, C3.3.VIII, C3.3.XI e C3.3.XII. |
| Distribuzione altimetrica della pressione | Non implementata la suddivisione in tronchi del par. C3.3.8.1.1.1. Si adotta sempre il primo dei due criteri previsti, pressione uniforme valutata alla sommità, che la Circolare dichiara semplificato e generalmente a favore di sicurezza. |
| Forme non a pianta rettangolare | Non coperte: coperture a padiglione, a falde multiple, a volta cilindrica, edifici a pianta circolare, cupole sferiche, travi isolate e multiple, torri a traliccio. |
| Falde di pendenza diversa, vento parallelo al colmo | Le Tab. C3.3.VI e C3.3.X sono scritte per una sola inclinazione. Con pendenze diverse il programma calcola con entrambe e adotta la più gravosa: è una scelta cautelativa del programma, non una prescrizione. |
| Falde oltre i campi tabellati | Sotto −75° e sopra +75° le spezzate vengono estrapolate. L'estrapolazione è cautelativa: il coefficiente cresce in valore assoluto allontanandosi dalla tabella. |
| Coefficiente dinamico c,d | Non calcolato. Il procedimento della Circolare non è implementato: il valore si assegna. |
| Vento secondo la diagonale | Non implementato, si veda il par. 3.3.3. |
| Fascia 30 ÷ 40 km dalla costa | La Fig. 3.3.2 fa dipendere la categoria dall'altitudine oltre i 30 km, mentre il par. 3.3.7 dice che entro 40 km la categoria ne è indipendente. Le due indicazioni si sovrappongono in quella fascia: il programma applica la figura e avvisa. |
| Area dell'azione tangente | La soglia di 5° oltre la quale le falde escono dal conto è una scelta del programma. Nessuna delle fonti quantifica lo scostamento ammesso dal parallelismo. |
| NEVE — effetti locali da attivare a mano | Accumulo dietro sporgenza, neve aggettante e azione sui paraneve sono calcolati, ma solo se attivati: il programma non sa se una copertura abbia un parapetto, se stia oltre gli 800 m o se porti barriere. Chi non li attiva ottiene un calcolo ordinario e nessun avviso. |
| NEVE — espressione di mu,s dello scivolamento | La Circolare non scrive l'espressione: è stata dedotta come metà del carico della falda superiore distribuito sulla zona di accumulo. Interpretazione corrente, dichiarata negli avvisi del calcolo. |
| NEVE — accumuli per irregolarità del piano | Non automatizzato il criterio del C3.4.3.3, che chiede di considerare gli accumuli per compluvi con campate oltre 3,5 m e falde da 30 gradi in su. |
| Effetti dinamici e aeroelastici | Fuori dall'ambito del tool: distacco di vortici, galoppo, divergenza torsionale, flutter, fenomeni di interferenza. Si vedano i par. 3.3.10 delle NTC e C3.3.11 della Circolare. |
Per le forme non contemplate la Circolare rimanda all'Eurocodice EN 1991-1-4, alle Istruzioni CNR-DT 207, a dati di letteratura, a prove in galleria del vento o a simulazioni di fluidodinamica computazionale con strumenti di comprovata validità scientifica.