Questa pagina descrive il modello di calcolo, il significato dei parametri di ingresso e le scelte adottate dal modulo, con i riferimenti teorici e normativi.
Il solaio è analizzato come trave in semplice appoggio di luce L, a sezione composta di due elementi: la soletta in c.a. (larghezza efficace beff) e il travetto in legno, uniti da una connessione deformabile.
La deformabilità dei connettori riduce l'efficacia della collaborazione ed è messa in conto con il metodo gamma (EN 1995-1-1, Appendice B, derivato da Möhler 1956), esteso alle strutture miste legno-calcestruzzo secondo Ceccotti e CNR-DT 206-R1/2018:
dove 1 = soletta e 2 = travetto. Il tavolato interposto (spessore t) non collabora alla sezione composta: entra nel modello solo come distanziatore dei baricentri, che è la modellazione corretta per i connettori a secco che lo attraversano.
I due estremi aiutano a leggere il valore di γ1 che il modulo riporta: γ1 = 1 corrisponderebbe alla connessione rigida, γ1 = 0 ai due elementi indipendenti.
Le verifiche sono eseguite in due situazioni: a breve termine, con i moduli integri, e a lungo termine, con i moduli ridotti per gli effetti reologici.
A t = ∞ il calcestruzzo si rilassa e il legno si carica di più: spesso è la fase dimensionante per il travetto.
Classi da EN 338 (massiccio C16–C30) ed EN 14080 (lamellare omogeneo GL24h–GL32h), con fm,k, ft,0,k, fv,k, E0,mean e densità.
γM = 1.50 per il massiccio e 1.45 per il lamellare
(NTC 2018 Tab. 4.4.III). I default kmod = 0.80 e kdef = 0.60
corrispondono a classe di servizio 1 e carichi di media durata: vanno adeguati alla
classe di servizio effettiva (in classe 2, kdef = 0.80). Nel file dati
è possibile assegnare una classe custom con valori espliciti.
Sono disponibili anche i calcestruzzi leggeri strutturali da scheda tecnica Laterlite:
Per questi il modulo usa l'E certificato invece della formula, applica il fattore η1 alla resistenza a trazione e adotta i coefficienti ridotti del punzonamento (EC2 sez. 11):
In fase di getto ricordarsi di impostare il peso del cls fresco: ~18 kN/m³ per il 1600 e ~20 per il 1800, contro il default 26 dei cls ordinari. Il campo non si adegua da solo alla classe scelta.
Per la viscosità dei leggeri valutare φ con l'EC2 sez. 11.3.3. Il coefficiente di viscosità φ (default 2.5) governa la fase t = ∞: per solette sottili in ambiente interno sono tipici valori 2.0–3.0.
Due modalità di ingresso.
Kser e Rd assegnati. Per i connettori commerciali (per esempio a piolo con ETA) si inseriscono direttamente la rigidezza di servizio Kser [N/mm] e la resistenza di progetto Rd [kN] dalla scheda tecnica del produttore. È la via preferibile quando i valori certificati sono disponibili.
Piolo calcolato. Per pioli, barre o tirafondi generici il modulo calcola resistenza e rigidezza secondo l'EC5:
Lo schema di Johansen adottato è quello a piastra spessa: la testa del connettore annegata nella soletta è assimilata a un vincolo rigido.
t1 è l'infissione nel solo travetto, sotto il tavolato attraversato: è la prassi più diffusa per questa configurazione. Volendo penalizzare esplicitamente l'interposizione del tavolato, ridurre t1 o la resistenza.
La forza sul singolo connettore segue il flusso di taglio:
Con carico distribuito V è massimo agli appoggi, quindi la disposizione classica è passo fitto nei quarti esterni (smin) e diradato nella metà centrale (smax, di norma ≤ 4 smin).
Il modulo verifica il connettore agli appoggi (smin, Vmax) e anche nella zona centrale (smax, taglio massimo nel tratto L/4–3L/4). Con solo carico distribuito e smax = 2 smin le due verifiche si equivalgono; con un carico concentrato la zona centrale diventa spesso critica, perché il taglio resta elevato (≈ Pd/2) proprio dove il passo è largo.
La relazione indica la posizione x del connettore che governa, ed è da lì che si decide come intervenire:
Il disegno longitudinale riflette zone e raffittimento impostati.
Disegno DXF. Il comando Disegno DXF scarica lo stesso schema in formato CAD: prospetto longitudinale in scala 1:100 con la disposizione dei connettori, sezione trasversale disegnata ingrandita per leggersi in scala 1:20, tabella dei materiali e descrizione del solaio. È lo schema dei dati inseriti, non un disegno esecutivo: le quote sono quelle dei campi e le posizioni dei connettori sono quelle con cui il modulo ha verificato, non un tracciamento di cantiere.
La sezione trasversale è l'unica parte disegnata in una scala diversa da quella del foglio. Le sue quote riportano comunque le misure vere — il fattore di scala sta nello stile della quota, non nel testo — quindi restano corrette anche dopo una rigenerazione nel CAD. In scala 1:100 la sezione non si leggerebbe: il tavolato ha 25 mm, cioè un quarto di millimetro di carta.
G1 (permanenti strutturali, incluso il peso proprio del solaio), G2 (permanenti portati) e Q (variabili) sono in kN/m² e vengono trasformati in carichi di linea per travetto moltiplicando per l'interasse.
Combinazioni: SLU fondamentale (γG1 = 1.3, γG2 = 1.5, γQ = 1.5, modificabili), SLE rara e SLE quasi permanente (ψ2, default 0.3 per la categoria A).
PG e PQ rappresentano la quota di carico afferente al travetto verificato: la ripartizione fra travetti adiacenti — per posizione della colonna o per rigidezza trasversale della soletta — è a cura dell'utente.
Il concentrato entra in due punti distinti:
Il punzonamento secondo EC2 è il meccanismo delle piastre su appoggi discreti. In un solaio composto la soletta poggia in continuo sul tavolato: se il tavolato è integro e affidabile il cono di punzonamento non può formarsi e il carico passa per compressione diretta.
La verifica diventa però giustificata e prudente quando la soletta lavora localmente campando fra i travetti: tavolato interrotto, degradato o non considerato (frequente nel recupero), carichi pesanti su impronte piccole (colonne, macchinari, ruote), fase di getto.
Il flag «tavolato collaborante ai carichi locali» distingue i due scenari:
L'altezza utile d è di default h1/2 (rete a metà spessore, prassi delle solette sottili) e la percentuale ρl deriva dalla rete assegnata (φ e passo), limitata a 0.02 come da norma.
La flessione locale è verificata su una striscia in semplice appoggio fra i travetti — ipotesi cautelativa, la continuità reale ridurrebbe il momento:
Su solette da 40–60 mm il vRd,c del perimetro a 2d vale pochi kN: già i carichi concentrati normativi (NTC Tab. 3.1.II) possono non passare se si trascurano diffusione e appoggio del tavolato. Il confronto non è accademico.
Striscia di 1 m in semplice appoggio sulla luce netta fra i travetti (l = i − b2). Tre situazioni.
Fase di getto. Cls fresco (26 kN/m³ per gli ordinari, EN 1991-1-6) più peso proprio del tavolato più carico di costruzione Qc (default 1.5 kN/m²), con kmod di breve durata (0.9). Si verificano flessione, taglio (con kcr) e freccia, con limite l/200 configurabile — utile anche per il controllo dell'extra-spessore di getto. È spesso la verifica critica del tavolato. Se il getto avviene su banchinaggio indipendente, disattivare la verifica.
Esercizio, carico distribuito (cautelativa). Peso della soletta indurita (dalla classe di calcestruzzo scelta: 25 kN/m³ per gli ordinari, 17 o 19 per i LecaCLS) più tavolato, G2 e Q, affidati interamente alla striscia di tavolato con kmod di esercizio, trascurando il contributo flessionale della soletta continua sovrastante, che è molto più rigida. L'ipotesi è a favore di sicurezza e copre i casi di soletta localmente fessurata; la relazione riporta comunque quale sarebbe la ripartizione reale per rigidezza.
Esercizio, carico concentrato. Attiva quando il tavolato è dichiarato collaborante ai carichi locali, come descritto al paragrafo 5.
La classe del legno del tavolato è indipendente da quella del travetto, tipicamente più povera.
La freccia finale combina la quasi permanente calcolata a t = ∞, con i moduli ridotti, e la quota istantanea non quasi permanente del variabile.
I denominatori dei limiti sono configurabili (NTC 4.4.7). Per solai con tramezzi fragili valutare limiti più severi.
Per i solai residenziali con f1 > 8 Hz l'EC5 richiede tre controlli, tutti eseguiti a t = 0 con Kser:
EIL è la rigidezza longitudinale per metro (sezione composta divisa per l'interasse), EIB quella trasversale della sola soletta; B è la larghezza del campo di solaio.
Se f1 < 8 Hz la norma richiede un'indagine specifica: il modulo lo segnala e riporta il rapporto f1/8 come coefficiente.
Le tre verifiche di questo paragrafo sono informative: compaiono nel quadro con il proprio coefficiente e con il proprio esito, ma non concorrono al coefficiente di sicurezza minimo. Il criterio dell'EC5 7.3.3 riguarda il comfort e non la resistenza né la deformazione, ed è convenzionale; nei solai misti la frequenza è quasi sempre il valore più basso dell'intero calcolo, e lasciandola nel minimo un solaio strutturalmente ampio uscirebbe dichiarato non verificato per una questione di benessere. Fuori dal minimo non significa senza conseguenze: un solaio che non passa questo criterio è un solaio di cui si avverte il passo, e il modulo lo dichiara a parte.
Parametri da impostare:
Nei solai misti la frequenza è spesso il criterio critico: la massa del getto abbassa f1 più di quanto la rigidezza composta la alzi. Leve utili: ridurre la luce, aumentare h2, passare a un cls leggero (meno massa a pari rigidezza), irrigidire la connessione.
Documenti richiamati da questo modulo che si aprono sul sito di chi li pubblica. Dove manca il collegamento, il documento non è distribuito liberamente e va acquistato.
| Documento | Contenuto |
|---|---|
| CNR DT 206–R1 / 2018 CNR — collegamento verificato il 2026-09-10 | Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Controllo delle Strutture di Legno |
L'elenco completo di tutti gli argomenti sta in Documentazione.